Mons. Paglia al Camillianum: mai rassegnati verso la sofferenza

Inaugurazione del 30esimo Anno Accademico

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ROMA, 30 ottobre - Gesù non cerca la sofferenza; la accetta per se stesso, la contrasta con le guarigioni e la vicinanza agli altri. A noi tocca non cadere nel ‘dolorismo’ dell’esaltazione del soffrire. E oggi occorre contrastare un “narcisismo” che “rende ciechi” di fronte alla malattia ed al dolore degli altri; nella nostra società ipertecnologica cresce la domanda di guarigione. E la Chiesa ha qualcosa da dire perché la malattia non è un fatto solo biologico: è la metafora della vita,  manifesta la fragilità degli esseri umani, il loro/nostro bisogno di protezione e vicinanza.

Lo ha ripetuto mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, intervenendo lunedì pomeriggio al Convegno per l’inaugurazione del Trentesimo Anno Accademico del Camillianum, l’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria, a Roma.

Affrontando il tema “La dignità nel soffrire”, mons. Paglia ha sottolineato tre aspetti: i Vangeli tratteggiano Gesù che vive con dignità la sua stessa sofferenza; lo mostrano concretamente accanto ai sofferenti al punto che su 53 miracoli riportati, 30 riguardano guarigioni; ma allo stesso tempo “Gesù non si è mai rassegnato di fronte alla sofferenza degli uomini, piccoli e grandi”. “Gesù è teso a dare la salute piena, la salvezza da ogni infermità, la liberazione da ogni schiavitù”.

La comunità cristiana – ha insistito mons. Paglia – deve riscoprire l’importanza di queste pagine dei Vangeli. “Forse un cristianesimo troppo razionalistico ha spinto ad ignorarle. È raro sentir parlare di guarigione dei malati. Eppure la domanda di guarigione continua a crescere, inimmaginabile in una società disincantata e dominata dalla tecnica. Quanti – nella nostra società ipertecnologizzata – ricorrono a pratiche magiche, occulte, esoteriche, per guarire da malatrtie fisiche e psichiche! Dovremmo rifletterci con maggiore attenzione”.

Per una società più umana – ha notato ancora mons. Paglia – “è decisivo scoprire che la fragilità è una delle strutture portanti della vita: ci aiuta a considerare il valore della gentilezza e della mitezza, dell’ascolto e dell’attenzione agli altri ma anche il valore dell’essere in comunione con le sofferenze, con le attese e le speranze degli altri. Si crea una comunione straordinaria tra chi cura e chi è curato, tra chi assiste e chi è assistito”.  In una società dove dominano narcisismo, benessere, disinteresse e paura verso la sofferenza degli altri, il messaggio cristiano ricorda che è necessario attivarsi: “soffrire per il male, angosciarsi per le ingiustizie, è un patrimonio non solo da custodire, semmai è da accrescere”. Allora la fede “è un presidio terapeutico per l’interezza della persona. La fede combatte l’alleanza tra dolore e disperazione che il farmaco convenzionale non arriva a sconfiggere, attraverso un amore che non si lascia intimidire dalla sofferenza”.

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