Assemblea 2017. I comunicati stampa

I lavori dell'Assemblea 2017 Assemblea PAV

COMUNICATO STAMPA. Mons. Paglia: Sogno un’Accademia per la Vita che sia luogo di confronto e di riflessioni innovative che corrono nel solco della verità.

Cominciati oggi i lavori della Assemblea della rinnovata Pontificia Accademia per la Vita.

Città del Vaticano, 5 ottobre 2017 – Nell’Aula Paolo VI in Vaticano sono cominciati stamattina i lavori dell’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita, la numero 33 della serie. Introducendo i lavori mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha inquadrato questa Assemblea nell’ambito della più generale riforma della Curia Romana, sottolineando che il collegamento che l’Accademia ha con il nuovo Dicastero Laici, Famiglia, Vita e con l’Istituto Teologico Giovanni Paolo II per la Famiglia e la Vita, “inserisce la tematica della vita nel solco di una riflessione antropologica che trova ambito naturale nella prospettiva della famiglia”.  “E’ molto importante – ha aggiunto – dialogare con chi ha idee o impostazioni differenti dal mondo cattolico. Un interlocutore retto ci fornisce l’occasione di affinare la nostra riflessione e per questo sogno un’Accademia che sia luogo di confronto e di riflessioni innovative che corrano nel solco della verità, pensando ai più poveri e ai più piccoli”.

Prendendo la parola dopo mons. Paglia, la professoressa Lopez Barahona, del Comitato Direttivo della Pontificia Accademia, ha sottolineato l’importanza “di questo momento storico di cambiamento nella Pontificia Accademia” per ribadire che “il diritto alla vita sostiene tutti gli altri e deve venire tutelato affinché non si rifletta negativamente sui più vulnerabili. Il luogo di tutela e di sviluppo del diritto alla vita è la famiglia”.

Proseguendo i lavori mons. Pierangelo Sequeri, Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, ha ricordato la figura e l’opera del cardinale Caffarra, recentemente scomparso.

I lavori sono proseguiti con il discorso del Papa poco dopo mezzogiorno.

Nel pomeriggio si svolge la relazione di mons. Paglia sul tema “Ripensare la vita nell’era tecnologica” e con due sessioni, sul tema della riproduzione medicalmente assistita e sul tema della famiglia.

Città del Vaticano, 5 ottobre 2017

 

COMUNICATO STAMPA. Mons. Paglia: la vita non è un codice di assemblaggio! Prof. Pessina: se conta solo avere un figlio, tutto è legittimo!

Giovedì pomeriggio nell’Aula del Sinodo, nell’Aula Paolo VI in Vaticano, sono entrati nel vivo i lavori dell’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita (Pav).

Il Presidente mons. Vincenzo Paglia ha tenuto la relazione introduttiva ai lavori sottolineando che “è necessario recuperare una dimensione ampia della vita, contro ogni riduzionismo”. “La vita non è un codice di assemblaggio ma è l’attitudine ad abitare relazioni interpersonali tra uomo e donna. La loro alleanza generativa è parte integrante dell’esperienza della vita umana, è la guida di tutta la storia”. E per questo secondo mons. Paglia è oggi più che mai necessario chiedersi “cosa oggi possiamo e dobbiamo chiamare vita umana” di fronte ai continui spostamenti in avanti della scienza.

Con questa premessa la discussione è entrata nel vivo sui temi della procreazione medicalmente assistita con la relazione del prof. Adriano Pessina, direttore del Centro di Bioetica dell’Università Cattolica di Milano. “La generazione umana – ha notato – non è riducibile a un atto, ad una funzione, a una intenzione ma è una relazione interpersonale che si dispiega nel tempo e non sopporta stravolgimenti”. Invece la “relazione interpersonale” tra uomo e donna è “insostituibile” perché il “figlio” “non può essere oggetto del desiderio individuale” ed è limitativa la “delega” che viene data dai genitori ai medici in campo generativo quando “permettono alle biotecnologie di sostituire con il laboratorio la loro funzione riproduttiva”.

Intervenendo in risposta al prof. Pessina, Roberto Dell’Oro (Usa) della Loyola Marymount University di Los Angeles ha notato come “nelle gioie e nei dolori dei concreti esseri umani giacciono le tracce del dono che noi siamo, non per noi stessi ma per gli altri. Qualcuno lo chiama il mistero della vita, noi lo chiamiamo Dio”. Graciela Moya, dell’Università Cattolica di Buenos Aires, ha posto all’assemblea una domanda a suo avviso fondamentale: “se i genitori accettano di concepire i figli attraverso tecniche di procreazione assistita allora cosa li motiva a fare ricorso a terzi? Perché accettano che gli embrioni vengano congelati o siano scartati o donati per la ricerca?”. L’auspicio “è che non si perdano le connotazioni morali dell’atto medico”.

Sul tema della genitorialità Helen Watt del Centro di Bioetica di Oxford (Regno Unito) è partita dalla universalmente riconosciuta importanza delle connessioni genetiche, tanto quanto quelle sociali. Quindi “è importante che la genitorialità sia trattata come un dono in modo che i figli sappiano chi sono e da dove vengono mentre i meccanismi scientifici attuali comportano il rischio di una deumanizzazione del ruolo e dell’importanza della persona ed occorre riflettere di più su tali aspetti”. Riflettendo su tale impostazione Chiara Giaccardi, docente di Antropologia e Sociologia dei Media alla Cattolica ha notato che “non basta appropriarsi del processo biologico per generare. Si possono, da sempre, mettere al mondo figli senza essere veramente genitori, o essere veri padri e madri senza legame di sangue. Il desiderio di genitorialità può prendere tante forme diverse, che non sono 'surrogate' più di un utero in affitto. Il movimento del fabbricare attraverso l’astrazione, per dominare, è opposto a quello del generare nella concretezza , che si apre a ciò che è altro, che interpella, che rinnova in direzioni che non avevamo previsto, alle quali ci affidiamo”.

 

COMUNICATO STAMPA. VITA PRECARIA? SIAMO NELL’ERA DELLA GLOBALIZZAZIONE, COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?

Città del Vaticano – 6 ottobre 2017. L’Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita (PAV) prosegue oggi i suoi lavori. Ieri ha messo al centro le tematiche legate alle fasi prenatali e natali riflettendo sui rischi tecnologie riproduttive. Oggi si occupa delle diverse fasi della vita, fino ad arrivare all’accompagnamento nelle fasi terminali. L’Assemblea si svolge nell’Aula Paolo VI e partecipano 200 studiosi da 36 paesi nei Cinque Continenti.

Mons. Paglia, Presidente della PAV, ha detto in apertura che “lavoriamo per avere una scienza a servizio dell’umanità e capace di ridurre non di aumentare le disuguaglianze. Come Pontificia Accademia per la Vita, seguendo il mandato di Papa Francesco, cerchiamo compagni di viaggio con cui riflettere insieme, per affrontare le sfide della disuguaglianza e delle tecnologie che vogliono modificare la vita umana. È necessaria una nuova alleanza tra uomini e donne, per lavorare insieme, superando maschilismo e femminismo, in tutti i campi della vita sociale”.

Il prof. Ten Have Henk direttore del Centro di bioetica dell’Università di Pittsburgh, insieme a mons. Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di la Plata (Argentina) e alla Ana Borovecki (Zagabria), ha messo a fuoco gli effetti delle “politiche neoliberali di globalizzazione che hanno prodotto una crescente disuguaglianza, rendendo la vita precaria per tante persone. È stato creato un contesto di violenza strutturale, ingiustizia, sfruttamento”. “Un numero crescente di persone e gruppi sociali sono diventati superflui, senza protezione, nel disinteresse generale”. Occorre ritornare ad una “etica centrata sull’importanza della persona umana” e sul “prendersi cura” l’uno dell’altro. “Da un’etica della globalizzazione – ha insistito mons. Bochatey – dovremmo passare ad un’etica del bene comune”.

Il prof. Marcio Fabri, brasiliano, ha focalizzato il suo intervento sulla necessità che la tecnologia sia a servizio della giustizia. La concentrazione del potere nelle mani dei tecnocrati genera mostri ed ingiustizia. Il teologo Jacques Simpore ha denunciato la deriva antiumanistica di una tecnologia slegata dall’etica. Il prof. Stefano Semplici, docente a Tor Vergata (Roma) ha suggerito la necessità di costruire network di esperti  per una cooperazione e condivisione del sapere superando gli squilibri tra i continenti.

L’ultima parte della mattinata è stata dedicata a studiare gli effetti della tecnologizzazione eccessiva nelle fasi finali della vita. La prof.ssa Kathleen Foley (Usa) ha ribadito la necessità di un maggiore impegno nella ricerca e nello sviluppo delle cure palliative.  Tomi Thomas (India) ha proposto l’avvio di uno speciale training di formazione sulle cure palliative per i sacerdoti e le suore. “Così potremmo avere quasi due milioni di persone appositamente formate nel mondo. Potrebbero fare la differenza”. Il teologo Kostantinos Kornarakis (Grecia) ha sottolineato il compito centrale che ha la Chiesa nell’aiutare uomini e donne del nostro tempo a “ritrovare il senso della loro esistenza”.

Nel pomeriggio i lavori proseguono con i gruppi di lavoro divisi per lingue.

In serata  i partecipanti all’Assemblea visitano in anteprima l’itinerario artistico sul tema della Vita umana all’interno dei Musei Vaticani. “Con questo itinerario grazie alla preziosa disponibilità e collaborazione dei Musei Vaticani – nota mons. Paglia – inizia una feconda collaborazione tra Pontificia Accademia per la Vita e grandi istituzioni culturali internazionali”.

Città del Vaticano, 6 ottobre 2017

 

COMUNICATO STAMPA. TERMINANO I LAVORI DELL'ASSEMBLEA DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA.  MONS. PAGLIA: E' ORA DI RIPRENDERE L'INIZIATIVA PER UNA BIOETICA A TUTTO CAMPO! UOMINI E DONNE, NON BIANCANEVE E PETER PAN.


Città del Vaticano, 7 ottobre - Il mondo cattolico deve "riprendere l'iniziativa", seguendo il Papa, per riflettere a fondo sul ruolo che ha la tecnica nel nostro mondo quando si applica ai temi della vita. Ma attenzione: la bioetica oggi intende "tutto il percorso" della vita umana. "Tutto il percorso" vuol dire interrogarsi sulla qualità della vita "a tutto campo, dell'unità del ciclo vitale per disinnescare la riduzione delle età della vita all'eterna adolescenza di Peter Pan e Biancaneve e riaprire il tema dell'unità del ciclo vitale dell'umano, in tutto l'arco dell'esistenza". "Come studiosi, come mondo cattolico, come Accademia per la Vita, dobbiamo gettarci al di là dei confini" ed entrare in dialogo con tutti coloro "che si pongono le stesse domande".

Lo ha sottolineato mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nell'intervento che ha concluso i lavori dell'Assemblea sul tema "Accompagnare la Vita", che è iniziato nell'Aula Paolo VI giovedì 5 ottobre, alla presenza di 200 studiosi da 36 paesi di Cinque Continenti.

"Il pensiero cristiano - ha sottolineato mons. Paglia - deve riprendere l’iniziativa, come ci ha detto il Papa. Noi tutti sappiamo che, anche negli ambienti intellettuali e professionali più secolarizzati, non manca la percezione dell’apporto – magari inconfessabile, ma nella realtà sperato – di un’intelligenza della condizione umana ispirata dal vangelo e dalla fede.
"L’unità dell’umano, l’unità degli umani, l’unità della famiglia umana, dunque, non sono più un tema estraneo per le scienze della vita. E l’umiltà nei confronti del mistero dell’umano – mai solo corpo-macchina, ma sempre anche spirito-sensibile – può e deve ridiventare comune ai professionisti del sapere. L’umiltà di questo riconoscimento favorisce l’amicizia dei saperi e degli umani, congiuntamente. E Dio benedice chi onora lo Spirito della vita, a qualunque tribù, popolo o nazione, appartenga". 
In quest'ottica l'impegno della rinnovata Accademia per la Vita va nella direzione di un maggiore e più intenso coordinamento degli studiosi per creare network nel mondo; una maggiore diffusione dei temi al centro della riflessione attraverso i media; la costituzione di un gruppo di tredici giovani Accademici per avviare nuove fasi di ricerca e un ricambio generazionale. 
"La pura e semplice condanna della tecnica, sotto molti aspetti comprensibile - ha aggiunto mons. Paglia - ci appare ormai anche generica e, infine, insoddisfacente. L’abilità nell’invenzione di mezzi e strumenti “utili” alla vita ci appare, dopo tutto, una qualità propria dell’intelligenza umana. La tecnica non è valutabile esclusivamente in rapporto al godimento dei “beni” che può procurare, ma deve passare al vaglio della “giustizia” dei rapporti che deve rispettare. Solo a questo punto è degna di considerarsi utile all’umano. Molti interventi del  nostro Congresso hanno messo a fuoco la necessità di questa integrazione, tuttora normalmente trascurata".

Al termine dei lavori sono stati presentati alcuni dei progetti dell'Accademia: una ampia ricerca sullo stato delle cure palliative nel mondo cattolico nei diversi paesi del mondo; le questioni che lo sviluppo delle neuroscienze pone alla libertà dell'agire umano; il campo della robotica (la disponibilità di macchine capaci di operazioni autonome) e l'influenza su relazioni interpersonali e pratiche sociali; il genoma e sui nuovi sistemi di intervento sul Dna.

Importante anche l'inserimento di un gruppo di 13 giovani ricercatori la cui presenza è fissata nei nuovi Statuti.

Dall'assemblea, nel dibattito finale, è emersa l'esigenza di qualificare sempre più e sempre meglio la visibilità internazionale dell'Accademia. Il progetto per una comunicazione più efficace, appositamente messo a punto, intende rispondere a queste richieste per rendere l'Accademia non solo un luogo di riflessioni, elaborazioni e proposte, ma anche un centro propulsivo e di riferimento nel mondo cattolico ed all'esterno di questo.


Città del Vaticano, 7 ottobre