Fine Vita. Commenti da alcuni partecipanti

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Alcuni dei partecipanti al Convegno sul Fine Vita del 16 e 17 novembre hanno inviato le loro valutazioni sui due giorni di dibattito e sul Messaggio del Papa. 

Prof. Dr. Frank Ulrich Montgomery, Präsident der Bundesärztekammer, Präsident der Ärztekammer Hamburg

Das Symposium „Therapieoptionen am Lebensende“ liegt hinter uns. Zwei Tagen lang haben etwa 150 Teilnehmer aus der Ärzteschaft, Philosophie und Ethik und der katholischen Kirche über schwierige Fragen zu Euthanasie, Ärztlich assistiertem Suizid (PAS) und Palliativmedizin diskutiert. Die Veranstaltung war als Regionalkonferenz des Weltärztebundes von der Bundesärztekammer gemeinsam mit der Pontifikalakademie für das Leben organisiert worden. In den Räumlichkeiten des Vatikan wurde mit großem Ernst und tiefem Engagement diskutiert: Ist Euthanasie oder PAS ärztliche Aufgabe? Verhalten sich Kolleginnen und Kollegen, die sich zu diesen Verfahren bekennen unethisch? Schließlich sind in einigen europäischen Staaten Euthanasie und PAS strafrechtlich straffrei gestellt. Die Debatte zeigte die ganze Bandbreite der Sichtweisen – nur in einem Punkt waren sich alle Teilnehmer einig: Palliativmedizin muss unbedingt weltweit gestärkt werden und allen Menschen zur Verfügung stehen und Verfahren der Euthanasie dürfen niemals als „billigere“ Verfahren zur Vermeidung teurerer lebenserhaltender Therapien eingesetzt werden.

Beflügelt wurde die Debatte durch eine Mitteilung des Papstes, in der er unter Verweis auf Stellungnahmen Pius des XII zu einem vorsichtigen Einsatz von Maximaltherapie am Lebensende aufrief und Therapieabbruch in ausweglosen Situationen als mögliche Behandlungsoption anerkannte. Diese Erklärung fand weltweit viel Beachtung und belegte die Notwendigkeit und Aktualität der Debatte. Die Konferenz war insgesamt ein Beispiel für eine weltoffene und vorurteilsfrei Diskussion in den Mauern des Vatikans. Sie war ein Meilenstein für die Ärzteschaft und ein Schritt voran für die katholische Kirche. Erzbischof Paglia und Prof. Dr. Montgomery sahen am Ende der Tagung viele Chancen für eine weiter vertiefte Zusammenarbeit.

 

Prof. Dr. med. Stephan Sahm, Chefarzt Medizinische Klinik I Leiter Offenbacher DarmCentrum Ketteler Krankenhaus und Institut für Geschichte und Ethik  in der Medizin Goethe Universität, Frankfurt

"This has been an extraordinary meeting. And hopefully, it will bear fruits in the near future. The topic it dealt with is important and will become even more meaningul in ageing societies , i.e. medical acts at the end of life. Euthanasia and physician assisted suicide are endangering a growing number of patients in countries where those practies are accepted. In co-hosting such a conference - together with the World Medical Association and the German Medical Association - the Pontificial Academy for Life has shouldered its responsibility to bring in the Christian perspective into the public sphere of secular societies. By contributing to clarifying concepts, such as nurses´and physicians´ duties at the end of life, by setting clear limits against acts that intend to end patients´ lives and by promoting palliative care the Academy is fulfilling its mission to protect life and to advance respect for persons´ dignity. Its voice is no longer to be missed in the public."

 

Dr. Marco Greco, President European Patients’ Forum

“Lo European Patients’ Forum deve evidenziare l’importanza del messaggio del Santo Padre. Non solo, infatti, il Sommo Pontefice si è soffermato sui temi del fine vita e dei limiti terapeutici, ma soprattutto, con enorme portata innovativa ha ribadito l’importanza della centralità del ruolo del paziente nelle scelte che lo riguardano. E’ la prima volta in assoluto che un Capo di Stato fa proprio il messaggio della comunità di pazienti per il quale “la scelta del paziente viene prima” e la centralità di questa scelta nella fondamentale alleanza tra chi cura e chi viene curato”.

 

Prof. Stefano Semplici, Filosofia, Università “Roma Tor Vergata” - Roma

"Il Convegno ha offerto un esempio concreto del “metodo” indicato da Papa Francesco nel suo Messaggio ai partecipanti: «argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza, in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise». I due giorni trascorsi lavorando e pensando insieme hanno dimostrato che questa condivisione esiste e riguarda punti cruciali per l’accompagnamento di ogni essere umano alla conclusione della sua esistenza terrena: la necessità di non far venire mai meno il vincolo dell’amore e della solidarietà, il rifiuto dell’accanimento terapeutico, il dovere di offrire a tutti le cure palliative che, anche quando non possono impedire la morte, riducono la sofferenza e tutelano in questo modo la dignità. Restano le divisioni, anche profonde, su temi come l’eutanasia e il suicidio assistito, che non vanno edulcorate o eluse. Consolidando il molto che unisce, tuttavia, sarà più facile mantenere anche in tali divisioni il rispetto reciproco, riducendo il perimetro delle opzioni intorno alle quali, in una società democratica, può diventare infine inevitabile ricorrere al principio di maggioranza. Perché la democrazia vive anche dello sforzo di stabilire regole nelle quali tutti siano in grado di riconoscere custodita e promossa, nella misura appunto la più ampia possibile e nella consapevolezza del pluralismo delle visioni del bene, un’idea della giustizia che valga per ogni cittadino come parte integrante della sua libertà. La fine della vita è cifra della nostra condizione di fragilità. Per questo essa è anche pietra di paragone della nostra capacità, della nostra volontà di non lasciare mai solo nessuno. «Ciascuno – sono sempre le parole del Papa – è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società». Di fronte alla problematicità e alla specificità delle situazioni concrete, occorrono una visione ampia e uno sguardo complessivo, perché è così che si promuove il bene comune".

 

Dr. Héman, Chairman Royal Dutch Medical Association

“The meeting of the World Medical Association about such a sensible issue as end-of-life questions could take place in the Vatican was a wonderful gesture. We are very happy that the Pope called for a constructive and reflective discussion about end-of-life questions. This helps us as doctors from various countries, cultures and religions to move beyond our own positions.

”We were also impressed by the call of Pope Francis for greater wisdom in striking a balance between medical efforts to prolong life, and the responsible decision to withhold treatment when death becomes inevitable. It is important he emphasised the primary role of the patient. In the Netherlands, we have a policy of all aspects of appropriatie end-of-life care that embraces the same  principles.”

 

Prof. Fr. Pablo Requena, Professor of Moral Theology, Pontifical University of the Holy Cross, Delegate of the Vatican Medical Association to the Wma

         Questo incontro, voluto dalla WMA e organizzato dalla German Medical Association e la Pontificia Accademia per la Vita, è servito per una aperta e fruttuosa discussione su uno dei temi più difficili che affronta oggi l'etica medica, e cioè il ruolo del medico davanti alla sofferenza del paziente, soprattutto nel caso di malattie croniche molto invalidanti. Penso che si deve fare una valutazione molto positiva, perché è stato occasione per il bel messaggio del Papa dove si ricorda, e si spiega meglio, la dottrina della Chiesa su questo tema, soprattutto per quello che riguarda la proporzionalità che si deve cercare sempre nel proporre le cure. Inoltre va considerata positivamente la presenza di tanti contributi di grande livello accademico che hanno fatto vedere come l'eutanasia non sia una buona soluzione per il problema della sofferenza umana. In questo senso è stato segnalato diverse volte che non si può chiedere alla Medicina ciò che essa non può dare, e cioè una risposta a tutti i tipi di sofferenza umana. Se è vero che la scienza medica può fare molto per alleviare i dolori fisici e altri sintomi che mettono a dura prova le resistenze della persona malata, così come aiutare nel caso di disagio psicologico, essa non è in grado di “dare un senso alla vita” o risposta ai grandi interrogativi dell'esistenza umana. In questo senso l'eutanasia non si deve proporre come rimedio dei problemi esistenziali.

         Gli stessi medici provenienti da paesi dove l'eutanasia o il suicidio assistito è permesso legalmente, riconoscono che queste pratiche non possono diventare strumento abituale della medicina; anche se, per alcuni di loro, di devono tollerare. La questione sul pluralismo, affrontata in qualche comunicazione, è stata inquadrata in un contesto più ampio dell'etica politica: il fatto che nella società, e tra i medici, ci siano visioni diverse, non vuole dire che tutte le posizioni abbiano lo stesso valore a livello argomentativo.

         Quello che ha trovato il consenso di tutti i partecipanti è stato la necessità e l'urgenza di promuovere in tutti i paesi una cultura delle cure palliative, spingendo a rimuovere le difficoltà che si riscontrano per la loro diffusione concreta sul territorio. In molte delle presentazioni è apparso chiaro che dove ci sono cure palliative efficaci le richieste di anticipare la morte spariscono quasi completamente. Purtroppo l'acceso a questo tipo di cure è molto limitato in buona parte del mondo,  ma anche in tanti paesi europei, e questo non tanto per i costi, ma per la mancanza di un sistema di salute adeguato.

         Penso che sia stato anche positivo il fatto di aver potuto organizzare questo seminario nel Vaticano, perché ha aiutato a rimuovere l'idea che la Chiesa non è interessata a questi temi. Inoltre è apparso molto chiaro come la Chiesa vuole parlare con tutti e capire coloro che hanno posizioni diverse a quelle proprie del cattolico. Una manifestazione di questo è stato il panel dove hanno partecipato, oltre alla teologa cattolica, un medico palliativista ortodosso, un medico ebreo e un altro musulmano. Il fatto di aver potuto avere tanti scambi durante questi due giorni con persone che lavorano in Vaticano penso che abbia aiutato a superare alcuni pregiudizi che ci sono riguardo alla Chiesa.

 

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