Cure palliative: valorizzare davvero la vita umana

Dal 25 al 30 maggio il Primo Congresso Latinoamericano di Cure Palliative a Rio de Janeiro

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La Pontificia Accademia per la Vita insieme all’Arcidiocesi di Rio de Janeiro ha organizzato dal 25 al 30 maggio il Primo Congresso Latinoamericano di Cure Palliative.

Come ha detto il cardinale Orani João Tempesta, arcivescovo di Rio, in apertura dei lavori, «parlare di cure palliative oggi significa valorizzare la vita umana in un ambiente culturale in cui vale il principio dello ‘scarto’, di mettere da parte i malati e gli svantaggiati. Noi intendiamo valorizzare la vita umana in tutte le dimensioni e intendiamo iniziare un lavoro pastorale in questo senso».

Ai lavori erano presenti 400 tra medici, sacerdoti, operatori pastorali e volontari del settore. L’incontro, diviso per temi e per sessioni, si è svolto nell’Auditorium della Cattedrale di Rio. Erano presenti, tra gli altri, padre Anibal Gil Lopes, Presidente dell’ Accademia Fides et Razio ed esponente della Pontificia Accademia per la Vita. Da parte di questa istituzione vaticana c’erano mons. Riccardo Mensuali e mons. Andrea Ciucci, in rappresentanza del Presidente dell’Accademia mons. Vincenzo Paglia.

Tra i conferenzieri era presente, tra gli altri, mons. Alberto Bochatey, vescovo ausiliare di La Plata (Argentina) e Accademico della Pontificia Accademia per la Vita.

Nel suo intervento sul tema «Ero malato: mi hai visitato?», padre Lopes ha illustrato l’importanza del lavoro della Pontificia Accademia sul tema delle Cure Palliative per sottolineare l’importanza della dimensione relazionale nella vita di ogni essere umano, fin dall’origine quando le cellule si uniscono tra loro.

La direttrice dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Germana Hunes Grassi Gomes, ha approfondito gli aspetti medici legati alle cure palliative. «Sappiamo quanto è fondamentale la qualità della vita e ai pazienti sottoposti alle cure palliative è tanto più importante fornire un’assistenza degna dei nostri valori etici, morali, religiosi, medici, nella fase delicata e terminale della loro vita. Il principio-base è molto semplice: la sofferenza è intollerabile quando nessuno se ne prende cura».

Mons. Alberto Bochatey da parte sua ha evidenziato che la Chiesa deve riappropriarsi della radice profonda del termine eutanasia, che significa assicurare l’accompagnamento verso una morte dignitosa, in una relazione significativa tra il paziente, i sanitari, la sua famiglia.

Mons. Riccardo Mensuali ha approfondito le implicazioni psicologiche della cura del malato grave. «È la prima volta che una grande Diocesi coinvolge così tante e diverse espressioni della Chiesa locale su un tema così delicato, un vero segno di quella Chiesa in uscita a cui ci invita Papa Francesco».

Mons. Andrea Ciucci ha illustrato le prospettive di lavoro della Pontificia Accademia per la Vita, su mandato di Papa Francesco. I temi di fondo riguardano appunto le Cure Palliative (e questo Congresso Latinoamericano, ha spiegato, è solo uno delle iniziative per diffondere nel mondo cattolico una cultura delle Cure Palliative). Il punto di forza delle iniziative della Pontificia Accademia si sono sostanziate nella recente pubblicazione del Libro Bianco, in inglese e tedesco, con raccomandazioni operative per far crescere una cultura palliativa. Altri ambiti di lavoro della Pontificia Accademia, ha spiegato mons. Ciucci, riguardano la riflessione sugli sviluppi tecnologici che coinvolgono la vita umana: le biotecnologie ma anche la robotica e l’intelligenza artificiale. «La vita – ha notato – è rappresentata dalle persone: gli uomini e le donne considerati nella loro individualità e come parte della unica famiglia umana».

E pertanto «questo tempo di complesse e importanti sfide, è per noi una benedizione. La Buona Notizia del Vangelo può risuonare come pienezza di vita per ogni uomo e donna, anziano e giovane. Siamo chiamati a condividere la nostra inesauribile passione per la verità – radice di ogni progresso scientifico – con ogni uomo e ogni donna che abbia a cuora la vita umana e la casa comune, il nostro pianeta, a prescindere dalla stroia o dal credo religioso. Dobbiamo impegnarci con l’umiltà di chi sa di essere a servizio, consapevoli che la nostra ultima parola è una parola di misericordia, la stessa che rivela la vera vita di Dio».