Cogliere la «dimensione umana integrale»: è la sfida che la Pontificia Accademia per la Vita raccoglie e rilancia

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Milano, 6 maggio 2019.- «Il nuovo Statuto spinge l’Accademia a divenire sempre più luogo di incontro e di dialogo, competente e rispettoso, tra esperti provenienti anche da altre tradizioni religiose e sostenitori di visioni del mondo con cui è importante confrontarsi per avere una più ampia visione». Lo ha ribadito mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nell’intervento al Centro di Ateneo di Bioetica e Scienze della Vita dell’Università  Cattolica del «Sacro Cuore», sede di Milano, nell’ambito del convegno La comunità umana. Nuovi orizzonti per la Bioetica. L’appuntamento ha approfondito alcuni temi della Lettera Humana Communitas, diretta da Papa Francesco a mons. Vincenzo Paglia in occasione del 25esimo anniversario della Pontificia Accademia per la Vita (11 febbraio 1994/11 febbario 2019). Oltre a mons. Paglia hanno preso la parola mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico della Cattolica e il prof. Adriano Pessina, del Comitato direttivo della Pontificia Accademia e docente di Filosofia Morale.

Mons. Paglia ha osservato come sia «divenuta stringente l’esigenza di cercare riferimenti etici per comprendere la portata delle sempre nuove acquisizioni delle scienze naturali e delle biotecnologie. Data l’intensa interazione tra diverse culture, occor­re elaborare criteri operativi universalmente condivisibili che siano incisivi sulla determinazione delle politiche nazionali e internazio­nali. I diritti umani sono per molti aspetti il terreno su cui avviene questo confronto». Un secondo ambito di impe­gno «è quello che riguarda le tecnologie oggi definite “emergenti e convergenti” (n. 12 di Humana Communitas). Con tale termine si intendono le nanotecnolo­gie, le biotecnologie, le tecnologie dell’informazione e le scienze co­gnitive. Su questi temi la Pontificia Accademia ha iniziato a lavorare a partire dall’ultima assemblea dello scorso febbraio, dedicata alla robotica e intende proseguire nel 2020 affrontando il tema della cosiddetta intelligenza artificiale».

Dal canto suo mons. Giuliodori ha sottolineato  gli «elementi di continuità» del lavoro della Pontificia Accademia, espressi da Humana Communitas e le novità. Tra i primi ci sono «il riconoscimento della centralità e della dignità di ogni vita umana, la cura da assicurare a ciascun essere umano in ogni stagione della vita e in ogni condizione, la promozione di una cultura a servizio della vita». Gli «elementi di novità» sono dettati «dall’esigenza di allargare lo sguardo alle nuove sfide poste dalle neuroscienze, dall’intelligenza artificiale, dalla robotica e dalle innovazioni tecnologiche che spesso sembrano alterare profondamente il rapporto tra l’essere umano e la realtà, generando grandi aspettative, ma anche ponendo nuove questioni circa la “casa comune”, le nuove forma di emarginazione e di permanenti ingiustizie». Pertanto – ha notato – «si aprono scenari inediti per il lavoro della Pontificia Accademia che avrà importanti ricadute sia sul versante del dialogo culturale sia nell’ambito della pastorale, nella consapevolezza che la promozione della fraternità è la nuova frontiera del cristianesimo».

Il prof. Pessina ha messo in evidenza, nella Lettera, la proposta di rilanciare una nuova visione per un umanesimo fraterno e solidale, dei singoli e dei popoli (p. 12) e la questione della fraternità definita con efficacia la promessa mancata della modernità (p. 20). Umanesimo e fraternità, ha spiegato, hanno a che fare con il significato della “modernità”, a cui dobbiamo lo sviluppo della scienza e della tecnica contemporanee, ma sono anche alla base degli sviluppi che vorrebbero sviluppare forme di emancipazione dall’umano stesso (il transumanesimo).  «Il Papa esorta la bioetica ad assumere una prospettiva globale per affrontare con le categorie di un nuovo umanesimo le complesse questioni che lo stesso agire umano solleva nella storia degli individui e dei popoli». Un invito «che non può essere lasciato cadere nell’indifferenza» e richiede «un nuovo impegno pratico e teorico se si vuole realizzare la promessa della fraternità annunciata  dall’epoca moderna». 

In proposito mons. Paglia ha ribadito l’importanza di integrare i dati delle scienze, «proprio nella linea della complessità secondo cui interagiscono psiche e techne», per una comprensione «più profonda della dimensione umana integrale». Sarebbe infatti «decisamente contrario alla nostra tradizione» continuare a utilizzare categorie legate al passato, che non permettono più di interpretare i fenomeni odierni né di comunicare all’interno delle culture di oggi. «Per questo è decisivo partecipare alla discussione con tutti i soggetti perché lo sviluppo e l’impiego di queste straordinarie risorse sia orientato alla promozione della dignità della persona e al bene più universale». Ed è il compito prioritario della Pontificia Accademia per la Vita.

Milano, 6 maggio 2019

Milan (Italy), May 6, 2019