Fame Benedetta, fame maledetta

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Paglia_FAO

Roma, 17 ottobre 2019.- Andiamo su Marte e permettiamo che 870 milioni di persone soffrano la fame; la bulimia di pochi è connessa con l’anoressia di troppi.

Lo ha sottolineato con forza mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, parlando alla FAO, a Roma, nel pomeriggio di giovedì 17 ottobre, all’indomani del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2019. Tema dell'intervento: Fame Benedetta, Fame Maledetta.

«La ricercata bulimia dei pochi è strettamente connessa con la forzata anoressia dei molti. L’appello alla sobrietà che accompagna alcune interessate campagne salutistiche ed ecologiche, non ha ancora lo spirito giusto della Laudato si’. L’ospitalità della tavola è una di quelle forme del “noi” che siamo chiamati a custodire e a promuovere».

Invece – ha notato mons. Paglia – «oggi, nel XXI secolo, 870 milioni di persone soffrono la fame. Sappiamo andare su Marte, sappiamo curare malattie fino a pochi decenni del tutto intrattabili, abbiamo tecnologie raffinatissime per ogni genere di bisogno, ma non riusciamo a provvedere cibo sufficiente per un ottavo della popolazione del pianeta. La fame è una maledizione per loro e una vergogna per la civiltà. Nonostante le nostre ripetute vanterie a proposito della inevitabile ricaduta benefica del nostro sistema economico, l’enormità della condanna di interi popoli all’insufficienza alimentare ci giudica senza attenuanti. La fame imposta è una maledizione scandalosa perché non dipende dalla mancanza di risorse alimentari ma solo da un sistema economico sociale che produce popolazioni in sovrappeso da una parte e denutrite dall’altra. I dati prodotti dalla FAO affermano che ogni giorno circa 24.000 persone muoiono per fame o per cause ad essa correlate».

«La maledizione della fame» - ha insistito mons. Paglia – è «un pozzo senza fondo di dolore, dove anche il mistero di Dio rimane invischiato, dove la vita umana è esposta al suo limite biologico e alla violenza del peccato. Da quando la provvista di cibo per l’intero pianeta è diventata scientificamente e tecnicamente sostenibile, le nostre statistiche sulle previsioni del benessere sono diventate moralmente insostenibili».

È necessario un atteggiamento «responsabile», ha proseguito mons. Paglia prendendo spunto dal Messaggio del Papa  di ieri alla FAO («è crudele, ingiusto e paradossale che, al giorno d’oggi, ci sia cibo per tutti e, tuttavia, non tutti possano accedervi; o che vi siano regioni del mondo in cui il cibo viene sprecato, si butta via, si consuma in eccesso o viene destinato ad altri scopi che non sono alimentari»). La produzione agricola e industriale, i processi di trasformazione del cibo, la sua distribuzione e confezione, le forme del consumo collettivo, familiare e personale: tutti questi passaggi devono essere vissuti in modo responsabile.

«Saremo giudicati» alla fine dei tempi, ha concluso mons. Paglia, su quanto saremo stati capaci di fare per i nostri fratelli e sorelle, «per far crescere l’umanità in umanità». «Ecco il sogno di Dio per gli uomini, la fine e il fine della storia: una vita che non viene meno, un sontuoso banchetto per tutti i popoli. Questa tavola siamo chiamati, anche noi, nessuno escluso, a imbandire. Per tutti».

 

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