Offerta formativa del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II

Anno Accademico 2019-2020

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Presentata l’offerta formativa del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia per l’Anno Accademico 2019-2020

Città del Vaticano, 11 settembre 2019 - È stata pubblicata l’offerta formativa del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia per l’Anno Accademico 2019-2020.

La grande novità presente nel nuovo organigramma degli studi è l’ampliamento dell’offerta accademica attraverso l’inserimento – accanto al Diploma e al Dottorato – di due percorsi di Licenza, anziché uno come in passato: Licenza in Teologia del Matrimonio e della Famiglia e Licenza in Scienze del Matrimonio e della Famiglia.
Questa rimodulazione dei percorsi di Licenza permette il potenziamento dei fondamenti teologici, confermando la centralità della famiglia come struttura fondamentale della forma cristiana ed aprendola ad un dialogo con i saperi scientifici e umanistici che ad essa si collegano.

La sinergia con le scienze umane vede la sua attuazione nella creazione di nuove Aree di Ricerca che approfondiranno la storia e la cultura delle istituzioni famigliari, il diritto e la sfera economica, che si affiancano a quelle di Teologia Morale e Teologia Sacramentaria già presenti nell’Istituto.
L’offerta della Licenza in Scienze permette anche a coloro che non hanno una formazione teologico-filosofica di specializzarsi nelle scienze umane del matrimonio e della famiglia, alla luce dell’ispirazione e della formazione cristiana della fede.

Con il nuovo anno accademico il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia potrà finalmente entrare nel pieno esercizio del proprio qualificato assetto scientifico e del proprio tradizionale impegno formativo.

I titoli rilasciati dall’Istituto sono finalmente e pienamente riconosciuti canonicamente, secondo le indicazioni della relazione sull’Istituto fornita nel 2014 dall’AVEPRO che evidenziava punti gravemente problematici.
L’assicurazione del valore canonico dei titoli accademici rappresenta un orizzonte di motivazione e di prospettive che gli studenti non potranno non apprezzare, in vista della loro ambizione di offrire il loro qualificato apporto, teologico, pastorale, culturale, al servizio della Chiesa e della società.

Il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia II si dispone così ad onorare l’unicità della sua offerta scientifica e formativa, insieme con l’eccellenza del suo impegno nel campo del dialogo ecclesiale e umanistico destinato alla migliore intelligenza della fede e della missione evangelica.

Mons. Pierangelo Sequeri, Presentazione dell’Ordo Accademico 2019/2020.

La ricomposizione del pensiero e della pratica della fede con l’alleanza globale dell’uomo e della donna è ormai, con tutta evidenza, un luogo teologico planetario per il rimodellamento epocale della forma cristiana. E per la riconciliazione dell’umana creatura con la bellezza della fede. Detto nei termini più semplici, attraverso il superamento di ogni intellettualistica separazione fra teologia e pastorale, spiritualità e vita, conoscenza e amore, si tratta di rendere persuasiva per tutti questa evidenza: il sapere della fede vuole bene agli uomini e alle donne del nostro tempo.

L’aggiornamento autorevolmente sollecitato dal Papa Francesco (Summa familiae cura, 8 settembre 2017), che trova corrispondenza negli Statuti del nuovo Istituto, approvati ufficialmente dalla Santa Sede per il tramite della Congregazione per l’Educazione Cattolica, è ispirato ad una coerente integrazione della formazione teologica, morale e pastorale, con la più ampia frequentazione, competente e critica, del sapere umano. La Costituzione Veritatis gaudium, dal canto suo, menziona esplicitamente la necessità di dare vita a “centri specializzati di ricerca, finalizzati a studiare i problemi di portata epocale che investono oggi l’umanità, giungendo a proporre opportune e realistiche piste di soluzione”. Il nostro Istituto, grazie alla lungimirante intuizione di Giovanni Paolo II, la cui apertura dovremo onorare con generosità ancora più creativa, si trova già indirizzato in questa prospettiva. Ora si tratta – con il nuovo Istituto - di portare la nave al largo, sulle rotte – anche le più periferiche e inesplorate – della nuova evangelizzazione e della nuova comunità cristiana.

Il nuovo organigramma degli studi visualizza in modo eloquente l’aggiornata strumentazione di bordo di cui la nostra navigazione potrà disporre. Il potenziamento dei suoi fondamentali teologici passa attraverso la nuova centralità conferita alla struttura fondamentale della forma cristiana, in cui si ricompongono – esistenzialmente, eticamente, spiritualmente – il soggetto dell’amore di Dio e le figure dell’amore umano, la grazia della fede e le passioni della vita.

Questo potenziamento teologico, declinato poi nei vari insegnamenti che specificano il profilo accademico dell’Istituto, apre coerentemente lo spazio di un dialogo amichevole e di un confronto competente con i saperi umanistici e scientifici che più strettamente vi si collegano. Come ad esempio: l’approfondimento della storia e della cultura delle istituzioni famigliari, la centralità socio-politica e inter-culturale del diritto comparato, la rilevanza della sfera tecno-economica sull’ethos coniugale-famigliare. L’Istituto, che ora è pienamente abilitato a conferire titoli accademici di validità canonica universale,  offre la possibilità di perseguire specializzazioni e titoli di valore accademico anche nell’ambito di una speciale competenza nelle “scienze umane” del matrimonio e della famiglia, armonizzata con l’ispirazione e la formazione cristiana della fede.

Un pizzico di ambizione, in questo progetto, è innegabile. Questa ambizione deve certo essere umilmente consapevole del fatto che lo Spirito chiama anche le accademie ecclesiastiche a rinnovarsi profondamente, per essere all’altezza di una “sfida culturale e spirituale” molto alta, in cui è messa in conto anche la fatica di “lunghi processi di rigenerazione” (Veritatis gaudium, 6). Quel pizzico di ambizione, tuttavia, purificato da ogni spirito di presunzione e di contesa, può diventare il lievito e il sale di una gioiosa diaconia della fede.

Città del Vaticano, 11 settembre 2019

Mons. Sequeri: avremo una istituzione di vera eccellenza

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La pubblicazione dell'offerta formativa potrà ridare serenità alla comunità accademica dell’Istituto, in particolare agli studenti che avevano reagito con preoccupazione a quanto successo a luglio?

R. – Questo, sicuramente, perché la reazione, avvenuta dopo la semplice notizia dell’approvazione degli Statuti, si riferiva a qualche timore, al pensiero: “Cambia questo, non avremo più questo, saremo in difficoltà a proseguire gli studi …”. Era fondamentalmente una preoccupazione congetturale perché, non disponendo del piano di studi, l’immaginazione ha i suoi sussulti, i suoi timori. L’esplicitazione della realtà deve pareggiare i timori, deve mostrare che queste congetture erano infondate, che la tradizione dell’Istituto è rispettata, che l’innovazione non ha nulla di devastante, anzi, è un valore aggiunto … Questo dovrebbe azzerare i timori legati alle fantasie.

Lei ha dedicato gran parte della sua vita alla teologia e all’insegnamento. Quali sono le sue speranze e i suoi auspici per il futuro dell’Istituto Giovanni Paolo II?

R. – La mia speranza è che con questo passaggio, pur faticoso, l’Istituto si avvii a diventare un’istituzione d’eccellenza della Santa Sede. E’ vero, ci sono molti istituti e molte università, molte facoltà teologiche che si occupano doverosamente di questi temi, ma questo è quello della Santa Sede, quello che rappresenta – per così dire – un sentire coordinato con il Magistero supremo della Chiesa e quindi deve sviluppare una competenza all’altezza di questo legame.

 

Intervista integrale Mons. Pierangelo Sequeri

Mons. Forte: la parola chiave è continuità nel Magistero

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Intervista all’Arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte

di Fabrizio Mastrofini

1. Quali sono le sfide o la sfida più importante della pastorale familiare?

La sfida più importante è connessa all'idea stessa di famiglia. Come le due Assemblee Sinodali dedicate alla famiglia hanno ribadito, anche alla luce dei documenti del Magistero precedente, la famiglia è il luogo centrale di formazione della persona, della sua socialità, della sua partecipazione ecclesiale e della sua vita di fede. Dunque, la famiglia ha un ruolo fondamentale nella vita delle persone. Questa convinzione deve misurarsi sul fatto che i giovani oggi hanno paura di assumere impegni definitivi, perché vedono davanti a sé troppo spesso un futuro incerto e a tratti anche molto oscuro in tante parti del mondo: questo timore di fronte a impegni "per sempre" rappresenta davvero una sfida che tocca in profondità alla radice la nostra società e la stessa comunità ecclesiale. Una sfida alla quale non si può non cercare di rispondere.

2. La denatalità affligge la società italiana ed implica problemi economici e sfiducia nel futuro. In che modo la Chiesa può accendere una visione positiva della vita familiare?

Un primo livello di risposta riguarda certamente l'annuncio cristiano del Vangelo della famiglia, come realtà preziosa per la società, le persone, la Chiesa. In secondo luogo, dobbiamo e possiamo creare reti di solidarietà, di attenzione e ascolto alle famiglie, in particolare per quelle ferite. È necessario essere vicini alle famiglie ed ai giovani, creando accompagnamento, che aiuti nel discernimento di fronte alle situazioni complesse e porti all'integrazione nella comunità delle persone coinvolte. Non è certamente facile questo cammino, ma non si può evitare.

3. Papa Francesco in Veritatis Gaudium parla di una formazione inter e trans disciplinare in dialogo tra teologia, antropologia, scienze. In concreto come vede questa prospettiva nella formazione di operatori ben preparati?

La traduzione di questa indicazione deve essere molto concreta: significa infatti stare accanto alle persone, soprattutto ai giovani che si preparano al matrimonio, attraverso un cammino catechetico e mediante sostegni di carattere antropologico, giuridico, psicologico, sociale, per creare aiuti reali specie alle persone in difficoltà. Senza dimenticare aspetti molto concreti, come le reti o le cooperative che possono creare occasioni e opportunità di lavoro. In Italia ce ne sono e ne ho viste io stesso in azione, ad esempio nel quartiere Sanità di Napoli per il recupero e il riscatto dei giovani. Si delineano così percorsi di realizzazione familiare e di aiuto effettivo alle famiglie ferite. La catechesi è fondamentale, ma si devono collegare  i diversi ambiti della vita e delle esigenze delle persone, raccogliendo la sfida di un impegno ampio e generoso a sostegno specie dei più deboli.

4. A volte si sente dire che parlare di famiglia 'a tutto campo' (psicologia, antropologia, sociologia, bioetica...) metta in ombra la morale matrimoniale di Familiaris Consortio e Humanae Vitae. Qual è la sua opinione?

C'è una profondissima continuità tra Familiaris Consortio, Humanae Vitae, Amoris Laetitia. Ne sono stato testimone diretto in quanto Segretario speciale dei due Sinodi dedicati alla famiglia. L'attenzione alla continuità magisteriale è stata tenuta ben presente. Cambiano certamente i contesti sociali e culturali: come sottolinea Papa Francesco, non siamo in un’epoca di cambiamento, ma piuttosto in un cambiamento d'epoca. Ma non cambia il Vangelo della famiglia e per la Chiesa non cambia la proposta circa il valore dell’unità della coppia, la fedeltà e la fecondità che deve ispirare la famiglia nell'accoglienza dei figli. La Chiesa propone sempre e a testa alta l'autentico Vangelo a servizio della persona umana.

 

Famiglia: urgente attuare una formazione trans ed inter-disciplinare

L'opinione di Mons. Beschi, vescovo di Bergamo

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Mons. Beschi (Bergamo): la Chiesa ha da sempre una visione a tutto campo sulla famiglia. Oggi è più che mai necessaria

Mons. Beschi (Bergamo). Di fronte alle molteplici sfide che affrontano le famiglie e di conseguenza la pastorale familiare, serve sempre di più una formazione inter e transdisciplinare, a tutti i livelli. Bene che sia presente nelle Facoltà e negli Istituti di formazione ma deve arrivare a plasmare le diocesi, i consultori, le strutture assistenziali, fino a oratori e alle scuole.

Il vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, parla di pastorale familiare con Fabrizio Mastrofini, proprio nel momento in cui vengono resi noti i programmi dei corsi del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

 

Ascolta l'intervista con Mons. Francesco Beschi

Mons. Beschi: quali sono le sfide più importanti della pastorale familiare?

È interessante leggere il Magistero di Papa Francesco sul tema delle sfide che vengono rivolte alla famiglia e dunque anche alla pastorale familiare. La Chiesa ha da sempre una attenzione forte verso un soggetto così decisivo per la vita sociale, una attenzione radicata nel Vangelo. Sottolineando alcune delle sfide indicate da Papa Francesco, ce ne sono tre interessanti. La prima la riassumerei così: dobbiamo prendere in considerazione il contesto. A volte immaginiamo una famiglia connotata dalle virtù cristiane e relegata nel passato. Una specie di visione nostalgica di una famiglia di altri tempi come poteva essere la mia o quella dei miei nonni, dunque collocata in altri tempi. Oggi una sfida è la possibilità di incarnare il Vangelo nelle situazioni familiari a partire da questo contesto. Ad esempio prendiamo in considerazione i tempi della famiglia di oggi: sono evidentemente molto diversi da quelli di ieri. Ed allora il contesto disegna la vita della famiglia. La seconda sfida: la dinamica relazionale, a tutto campo, tanto più tra i coniugi, i genitori, i figli, i fratelli, sono un kairos, un luogo provvidenziale. A fronte di questa epidemia che è la solitudine, tutti avvertiamo l’importanza della relazionalità, anche quando fatichiamo ad approdare a relazioni significative. La relazione è ciò che desideriamo più profondamente. La famiglia è il luogo per eccellenza dell’esperienza relazionale sin da quando nasciamo. Dobbiamo cogliere e valorizzare questo luogo di relazione, di grazia, per tutti, anche per chi non è cristiano. La terza sfida che sento molto forte e interpella la comunità cristiana è di «scardinare» il sistema di privatizzazione della famiglia. La cultura – anche noi cristiani dobbiamo fare un esame di coscienza – si è orientata verso una privatizzazione della famiglia. Un conto è dire che la famiglia è luogo privilegiato di relazioni personali, dove il soggetto persona viene riconosciuto i dovrebbe venire riconosciuto nel modo più alto. E altro è dire che la famiglia sia un fatto privato. Relegarla all’ambito del fatto privato, sia nella società e sia a volte anche nella Chiesa, ci interpella profondamente e ritengo debba essere superato.

Mons. Beschi, la denatalità affligge la società italiana ed implica problemi economici e sfiducia nel futuro. In che modo la Chiesa può riaccendere una visione positiva di vita familiare?

La domanda è di grande portata, proprio per come viene espressa. In che modo riaccendere il grembo fecondo della famiglia? Da parte della comunità cristiana, della Chiesa, del Magistero, c’è stata grande attenzione. Oggi scontiamo scelte – non personali – ma culturali e sociali che in Occidente hanno portato alla contrazione demografica così preoccupante. La Chiesa allora deve creare a tutti i livelli le condizioni e dunque un clima culturale, sociale, comunicativo, a favore della famiglia. La comunicazione è a mio avviso un elemento di enorme importanza in quanto rappresenta e genera cultura. La Chiesa deve contribuire a creare un clima affinché la possibilità di generare trovi condizioni favorevoli. Un clima vuol dire creare concretamente condizioni sociali, politiche, economiche, affinché la coppia avverta la possibilità di realizzare il suo sogno. Inoltre la Chiesa ha dalla sua la via della testimonianza. Abbiamo davanti agli occhi delle famiglie ispirate dalla positività della fede, che esprimono la gioia della generazione. Un altro elemento ancora che riguarda la Chiesa ha a che fare con la fraternità. Le nostre parrocchie dovrebbero assumere tratti della famiglia attraverso l’esperienza fraterna. Una delle conseguenze dolorose della contrazione delle nascite è nel venir meno dell’esperienza della fraternità, sperimentandola a partire dalla parrocchia. In positivo vedo che diversi giovani nelle nostre parrocchie desiderano realizzare esperienze comunitarie residenziali, per qualche tempo breve o più lungo, insieme ad altri giovani, in un contesto ricco di valori per sperimentare insieme la fraternità che non possono più trovare nelle loro famiglie. Dunque questa attesa di fraternità può trovare nella comunità cristiana una risposta forte. Inoltre mi sembra ci siano anche dei giovani che privilegiano scelte o stili di vita differenti da quelli suggeriti dai modelli sociali ed economici di oggi, e per loro invece l’apertura alla vita è una caratteristica. Infine vorrei sottolineare come l’annuncio della vita eterna che scaturisce dalla Risurrezione di Cristo sia un orizzonte nel quale collocare le più grandi speranze. Generare un figlio è annuncio di speranza, un annuncio capace di superare l’orizzonte del quotidiano, un segno.

Papa Francesco in Veritatis Gaudium parla di una formazione inter e trans disciplinare in dialogo tra teologia, antropologia, scienze. In concreto, mons. Beschi, come vede questa prospettiva nella formazione di operatori ben preparati?

La formazione inter e trans disciplinare deve progressivamente collocarsi a qualsiasi livello. Va benissimo nella Facoltà, nelle Università, nelle Specializzazioni. Ritengo non sia sufficiente: a partire da questi vertici discenda a livello di seminari, Istituti superiori di religione, formazione permanente di preti diaconi e consacrati, formazione di operatori pastorali e anche per gli specialisti coinvolti nei consultori, nelle strutture assistenziali, fino alle scuole e agli oratori. La proposta di una formazione inter e trans disciplinare non mi sembra sia ancora la caratteristica dei percorsi formativi a tutti i livelli nella Chiesa. Ritengo che tale metodo non sia solo necessario ma anche molto fecondo.

Forse un ostacolo a questa proposta formativa, mons. Beschi, deriva dal fatto che a volte si sente dire che parlare di famiglia 'a tutto campo' (psicologia, antropologia, sociologia, bioetica...) possa mettere in ombra la morale matrimoniale di Familiaris Consortio e Humanae Vitae. Qual è la sua opinione?

Per 15 anni a Brescia ho diretto l’ufficio di Pastorale della Famiglia ed è stata un’esperienza di grande arricchimento. Un’esperienza profondamente segnata da Familiaris Consortio e da Humanae Vitae, testi del Magistero che hanno ispirato la mia azione, così come ero capace di realizzarla  nella mia diocesi. Già in quei documenti potevo cogliere una visione a tutto campo della famiglia. E non è una novità la visione a tutto campo. Già documenti della Chiesa italiana come Evangelizzazione e Sacramento del Matrimonio – andiamo indietro al 1975 – evidenziano lo sguardo ampio della Chiesa. La prospettiva ecclesiale non è mai stata un discorso solo morale o a sfondo antropologico, è sempre stato un discorso ampio a diversi livelli. Familiaris Consortio e Humanae Vitae sono stati documenti che hanno aperto una visione a tutto campo. Oggi dobbiamo riconoscere che il campo continua ad allargarsi, ampliarsi, modificarsi. Abbiamo sempre bisogno di rileggere quei documenti lasciando che il contesto odierno ci interpelli.