Fraternità tra le famiglie

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La famiglia, nonostante tutti gli attacchi, resta salda, per sua forza interna: non esistono sostituti o equivalenti funzionalità della famiglia. E’ un ideale che chiede stabilità: è uno dei cardini di quel nuovo umanesimo di questo nuovo millennio. La prova la stiamo vedendo in questo tempo di pandemia: di fronte all’assalto del Covid-19 è la famiglia, con tutte le sue debolezze, ad essere il luogo del rifugio e della stabilità. Questo tempo di pandemia mostra con evidenza che la famiglia è una forma sociale unica. La famiglia consente di articolare in maniera stabile due tipi di relazione - quella sessuale (maschio-femmina) e quella generazionale (genitore-figlio) – che sono segnate da una irriducibile differenza accompagnata e custodita nel legame e nella reciprocità. La famiglia, in un mondo in cui la scelta è sempre e solo provvisoria, è comunque il luogo di relazioni forti che incidono in maniera profonda nella vita dei singoli membri. 

Lo ha detto Mons. Vincenzo Paglia, parlando ai delegati della Pastorale Familiare delle diocesi della Colombia nel corso della conferenza online di mercoledì 21 ottobre. 

In particolare Mons. Paglia ha osservato che:

Papa Francesco, con l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, chiede un rinnovamento profondo nella Chiesa. Oggi, le Chiese, tutte le chiese, non possono svolgere il compito assegnatole da Dio nei confronti della famiglia senza assumere esse stesse i tratti di una comunione famigliare. Insomma è indispensabile una svolta ecclesiologica, un modo nuovo di essere Chiesa, una nuova “forma ecclesiae”; una Chiesa intesa come “famiglia di Dio”. Quando la Chiesa parla delle famiglie, in realtà, parla anzitutto di se stessa. In tal senso quando si parla di pastorale famigliare significa rendere “famigliare tutta la Chiesa”. Il Papa sa bene che non è facile o scontato accogliere questo orizzonte. Può accadere che ci siano coloro che vorrebbero una Chiesa simile ad un pubblico ministero dell’accusa o a un notaio che registra adempimenti e inadempienze senza tener conto delle dolorose circostanze della vita e l’interiore riscatto delle coscienze. Del resto la Chiesa è stata impegnata dal suo Signore ad essere coraggiosa e forte proprio nella protezione dei deboli, nel riscatto dei debiti, nella cura delle ferite dei padri e delle madri, dei figli e dei fratelli; a cominciare da quelli che si riconoscono prigionieri delle loro colpe e disperati per aver fallito la loro vita.

L’Esortazione chiede che le famiglie sentano la responsabilità di comunicare al mondo il “Vangelo della famiglia” come risposta al profondo bisogno di famigliarità iscritto nel cuore nella persona umana e della stessa società. Certo, hanno bisogno di un grande aiuto in questa loro missione. Il Papa parla, anche in questa prospettiva, della responsabilità dei ministri ordinati. E sottolinea con franchezza che a loro “manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie”(n.202). E chiede una rinnovata attenzione anche alla formazione dei seminaristi.

C’è poi una riflessione da fare sul rapporto tra le famiglie e le comunità parrocchiali. Oggi, purtroppo, assistiamo ad un divario spesso profondo che separa le famiglie dalla comunità cristiana. In maniera sintetica potremmo dire che le famiglie sono poco ecclesiali (perché spesso rinchiuse in se stesse), e le comunità parrocchiali sono poco famigliari (perché spesso prese da una burocrazia esasperante). E’ un punto cruciale che ci porterebbe a dire: non si tratta di rivedere la pastorale famigliare, quanto piuttosto di trasformare tutta la pastorale in una prospettiva famigliare. E’ pertanto necessario un nuovo orizzonte che ridisegni la stessa parrocchia come una comunità che sia essa stessa famiglia. E qui sono interrogate tutti gli aspetti della vita pastorale, dalla iniziazione cristiana alla pastorale giovanile, dalla Liturgia della Domenica alle celebrazioni dei Sacramenti.

E se è vero che il matrimonio è indissolubile, è ancor più vera l’indissolubilità del legame della Chiesa con i suoi figli e figlie: perché è come quello che Cristo ha stabilito con la Chiesa, piena di peccatori che sono stati amati quando ancora erano tali. E non sono mai abbandonati, neppure quando ci ricascano. Questo, come dice l’apostolo Paolo, è proprio un mistero grande, che va decisamente oltre ogni romantica metafora di un amore che rimane in vita soltanto nell’idillio di “due cuori e una capanna”.

Questa più essenziale ecclesiologia della famiglia è l’orizzonte verso il quale il Papa vuole condurre il sentire cristiano per questa nuova epoca. Tale trasformazione richiede un modo nuovo, famigliare, di concepire e vivere la Chiesa in questo passaggio d’epoca.

Credo sia decisivo per la pastorale inventare quella che chiamerei “fraternità tra le famiglie”. Nel Nuovo Testamento è chiara questa prospettiva che chiamiamo “chiesa domestica”, ossia quel gruppo di famiglie che si riunivano assieme una casa più grande. Così fu all’inizio del cristianesimo. Oggi è i9ndispensabile riprendere tale ispirazione. Non si tratta perciò solo di ripensare la pastorale famigliare, quanto di rendere l’intera pastorale in una prospettiva famigliare. Va promossa in ogni modo una prospettiva di “fraternità tra famiglie”. La troviamo già presente nei movimenti e nelle associazioni. Ma va promossa a livello generale coinvolgendo tutte le parrocchie e le associazioni.

Si tratta non solo di essere dentro la vita della parrocchia, ma anche all’interno della vita cittadina, dell’intera società ove le famiglie sono chiamate a dare il loro contributo come lievito di “familiarità” nella società.