Il Mediterraneo e le tre religioni monoteiste

La sfida del dialogo

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Livorno, 12 marzo 2021.- «La realtà che appare alla fine degli anni Settanta del Novecento è quella della crisi della coabitazione tra ebrei, cristiani e musulmani nella riva Sud del Mediterraneo». I popoli e le religioni che si affacciano su quello che era un tempo «mare nostrum» devono cooperare, per non trasformarlo in «mare monstrum» di conflitti. 

Lo ha sottolineato mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, prendendo la parola oggi pomeriggio alla giornata di dibattito e riflessione organizzata dall’Accademia navale di Livorno, la Marina Militare e Limes sul rapporto tra l’Italia e il mare.

Parlando sul tema «Il Mediterraneo e le tre religioni monoteiste: la sfida del dialogo», mons. Paglia ha analizzato le «sfide» nella «coabitazione» tra le religioni. Dal Mediterraneo, ha esordito, «sono venute le grandi religioni monoteiste, non certo dall'Occidente. Oggi il Mediterraneo è cambiato e sembra sottolineare la difficoltà nella coabitazione tra popoli. Invece sappiamo che serve più che mai un cambio di rotta, verso il dialogo». Dal Concilio Vaticano II, ha notato mons. Paglia, il mondo cattolico è solidamente ancorato ai princìpi dell’accettazione e del dialogo nei confronti dell’ebraismo e dell’Islam. in una nuova fase di dialogo ecumenico ed interreligioso. Nel mondo arabo i  cambiamenti geopolitici del Novecento hanno portato all’emigrazione crescente dei cristiani a fronte della crescita dei fondamentalismi. «Il fondamentalismo è una grande semplificazione che affascina giovani disperati, gente spaesata per cui questo mondo è troppo complesso, inospitale, ma che può interessare politici spregiudicati alla ricerca di scorciatoie per il potere. E i fondamentalismi hanno il marchio dell’odio, se non della lotta al diverso religiosamente o etnicamente. Ma la sfida del futuro, anche se il terrorismo viene domato, è racchiusa nella capacità che i popoli hanno di vivere assieme pur restando diversi. Questo sta a dire che la prima e più urgente educazione da fare è quella, appunto, del convivere tra diversi».

Come Papa Francesco fa vedere nei suoi viaggi – l’ultimo in Iraq – e nei testi del suo Magistero – ad esempio l’Enciclica Fratelli Tutti – «le religioni hanno una responsabilità decisiva nella convivenza tra i popoli: il loro dialogo tesse una trama pacifica, respinge le tentazioni a lacerare il tessuto civile e libera dalla strumentalizzazione delle differenze religiose a fini politici. Ma questo richiede audacia e coraggio. E spinge ad abbattere con la forza morale, con la pietà, con il dialogo, tutti i muri che separano gli uni dagli altri».

Le diverse fedi – ha concluso mons. Paglia – devono «diventare cultura di riconciliazione e di dialogo, ossia un modo di vedere largo, un modo di amare senza confini, un modo di vivere che non riduce le cose ai nostri schemi, che non restringe il mondo alle nostre abitudini mentali. Ognuno deve aprire le finestre della propria mente e allargare le pareti del proprio cuore. E’ facile, molto facile, essere sensibili solo a quello che ci sta vicino, solo a quello che ci tocca e ci commuove; e ignorare ciò che sta lontano da noi. L’amore è anche un cuore ospitale a ciò che non ci tocca direttamente. L’ignoranza è funzionale all’egoismo. E nell’ignoranza appassiscono l’amore, la generosità, l’audacia, la passione. La forza della riconciliazione è una energia concreta che fa superare ogni ripiegamento su di sé e aiuta ad alzare il proprio sguardo e la propria azione verso l’universalità della famiglia umana. E questo chiede ascolto rinnovato del Vangelo e attenzione critica a quel che accade nel mondo».

              @PontAcadLife

Livorno, 12 marzo 2021