Rispondere alla sete di speranza del mondo

Incontro on line degli Accademici - 16 febbraio 2021

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Città del Vaticano, 17 febbraio 2021.- La Pontificia Accademia per la Vita vuole essere profondamente incarnata nella società contemporanea: lo richiedono i tempi che viviamo e la continuità con il mandato ricevuto. Lo ha ribadito mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, aprendo i lavori del seminario di studio riservato agli Accademici, che si è svolto on line martedì 16 febbraio pomeriggio (ora di Roma).   Oltre 100 gli Accademici collegati dalle loro diverse sedi in Europa, Africa, Asia, Continente Americano. «Al mondo scientifico e in modo del tutto particolare alla nostra Accademia – ha esordito mons. Paglia – è chiesto oggi di rivolgere decisamente lo sguardo verso il futuro e lavorare intensamente alla costruzione di un domani migliore per ogni essere umano e per il piccolo pianeta che abita».

In questo contesto mons. Paglia ha reso noto che la prossima Assemblea della Pontificia Accademia per la Vita si svolgerà dal 27 al 29 settembre 2021 sul tema «Salute pubblica in prospettiva globale. Il caso Covid-19» con l’obiettivo di confrontarsi con esperti internazionali per «maturare insieme una riflessione articolata sul futuro che immaginiamo dopo la pandemia da proporre, con responsabilità e creatività – appunto, da proporre all’attenzione del mondo scientifico internazionale e alla intera comunità dei credenti. Stiamo lavorando perché davvero si possa fare il più possibile in presenza perché abbiamo tutti bisogno di tornare a incontrarci fisicamente».

Il Cancelliere mons. Renzo Pegoraro (nella foto, terzo da sinistra) ha esposto agli Accademici alcuni aspetti del lavoro svolto negli ultimi dodici mesi.

Il pomeriggio è proseguito con la parte seminariale di riflessione a partire dai temi delle due encicliche di Papa Francesco: «Laudato Sì’» e «Fratelli Tutti», affidata a tre accademici. Il primo intervento ha sollecitato una riflessione teologica mentre gli altri due  si sono soffermati sugli aspetti ecologici, sanitari e ambientali della attuale crisi mondiale. Questa parte è stata moderata dalla prof.ssa Gabriella Gambino (nella foto, seconda da sinistra), sotto-segretario del Dicastero Laici, Famiglia, Vita.

Nel primo intervento la prof.ssa M. Therese Lysaught, Loyola University di Chicago, ha esaminato il collegamento tra le due encicliche. «Papa Francesco ci chiama ad un'antropologia vibrante e potente, radicata nella Trinità, vissuta come apertura, ospitalità, gioia, dialogo, vulnerabilità, amore, cura, interconnessione. Ma ha ancora bisogno di un altro pezzo. Perché cosa succede quando siamo incontrati da Dio o quando Dio incontra Dio? Di nuovo, San Francesco indica la via: "Laudato si’, mi signore!" Quale altra risposta può esserci se non lode, stupore, meraviglia, gioia!» Oggi – ha concluso la teologa - «un passo successivo sarebbe quello di vedere come questo atteggiamento si manifesta nelle pratiche concrete di amicizia sociale (tra le persone e con il creato) che questi documenti raccomandano, per promuovere un'ecologia integrale e guarire la terra e le nostre comunità».

Nel secondo intervento il prof. Felix Löwenstein, presidente del Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft (BÖLW - Germania), ha preso in esame il tema della biodiversità, definito il «sistema immunitario della terra», perché «è anche indispensabile per la produzione del nostro cibo e per la resistenza degli ecosistemi ai cambiamenti climatici. Non ho tempo di approfondire le conseguenze dell'inquinamento dell'acqua potabile in tutti i continenti. O per sottolineare cosa significa che entro la metà di questo secolo ci saranno più tonnellate di plastica negli oceani del mondo che tonnellate di pesce. Sono convinto che la Pontificia Accademia per la Vita debba interrogarsi su quali siano i legami economici che portano a tali conseguenze, e secondo quali principi dobbiamo imparare a riconoscere quando un'innovazione è progresso e quando ci porta solo più vicini all'abisso ; come dobbiamo usare la ricerca e la conoscenza per rendere giustizia alla nostra responsabilità di fronte al Creatore di questo mondo infinitamente prezioso e bello in cui abbiamo il privilegio di vivere ; e come dobbiamo vivere nella nostra Casa Comune per poter rispondere a testa alta ai nostri discendenti quando ci chiederano cosa abbiamo fatto delle risorsi comuni che avremo dovuto tramandargli».

Nel terzo intervento il prof. Mounir Farag, docente alla Senghor University di Alessandria (Egypt), fondatore e direttore del St. Joseph Institute for Family and Pro Vita (Egypt), ha sottolineato che «l'anno 2020 è stato caratterizzato dalla massiccia crisi sanitaria del Covid-19, che è diventata un fenomeno globale che ha superato i confini. Questi eventi ci hanno insegnato quanto sia importante prendersi cura gli uni degli altri e del creato nei nostri sforzi per costruire una società più fraterna. Una cultura della cura come mezzo per combattere la cultura dell'indifferenza, dello spreco e del confronto così prevalente nel nostro tempo».

A conclusione dei lavori mons. Paglia ha ribadito l’importanza di una riflessione teologica e scientifica capace di andare oltre il «già saputo», affinché intellettuali, umanisti e scienziati, sappiano affrontare il cambiamneto d’epoca nel quale siamo immersi. In questo senso il Papa indica una strada con le sue encicliche, «a noi il compito di proseguire, allargare lo spazio di riflessione su tutte le dimensioni del termine ‘vita’ alla robotica, all’intelligenza artificiale, alla Bioetica Globale. E vediamo che ‘tutto si tiene’, tutto è collegato: c’è bisogno di nuove fonti di pensiero per la sete di speranza e fiducia che c’è nel mondo».