Pandemia e Fraternità Universale

Nota sulla emergenza da Covid-19 - 30 marzo 2020

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Città del Vaticano, 30 marzo.- «Ho portato stamattina il testo del nostro documento a Papa Francesco. Il Papa mi ha confidato la sua doppia preoccupazione: nel presente come aiutare soprattutto i più deboli; per il futuro in che modo uscire rafforzati nella solidarietà, perché da questa crisi emerga un ‘di più’ di fraternità a livello  globale». Così ha dichiarato mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita dopo l’udienza con Papa Francesco. (Foto: Vatican Media)

 

 

 

 

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La Pontificia Accademia per la Vita, che per suo mandato istituzionale promuove e sostiene l’alleanza fra le scienze e l’etica nella ricerca dell’umanesimo migliore possibile, desidera contribuire con il proprio apporto riflessivo. L’intento che si prefigge è quello di collocare alcuni elementi peculiari di questa situazione dentro un rinnovato spirito che deve alimentare la socialità e la cura della persona. La congiuntura eccezionale che oggi sfida la fraternità della humana communitas, dovrà infine trasformarsi nell’occasione perché questo spirito dell’umanesimo possa informare la cultura istituzionale nel tempo ordinario: all’interno dei singoli popoli, nella coralità dei legami fra i popoli. 

(...)

Il rischio di epidemia globale richiede, nella logica della responsabilità, la costruzione di un coordinamento globale dei sistemi sanitari. Occorre essere consapevoli che il livello di tenuta è determinato dall’anello più debole, in termini di prontezza della diagnosi, rapidità di reazione con proporzionate misure di contenimento, strutture adeguate, sistema di registrazione e condivisione delle informazioni e dei dati. Occorre anche che l’autorità che può considerare le emergenze con uno sguardo complessivo, prendere decisioni e orchestrare la comunicazione, sia presa a riferimento per evitare il disorientamento generato dalla tempesta comunicativa che si scatena (infodemia), con l’incertezza dei dati e la frammentazione delle notizie.  

(...)

In questo scenario, una particolare attenzione va dedicata a chi è più fragile pensiamo soprattutto anziani e disabili. A parità di altre condizioni, la letalità di un’epidemia varia in relazione alla situazione dei Paesi colpiti – e all’interno di ogni Paese – in termini di risorse disponibili, qualità e organizzazione del sistema sanitario, condizioni di vita della popolazione, capacità di conoscere e comprendere le caratteristiche del fenomeno e di interpretare le informazioni. Si morirà molto di più dove già nella vita di tutti i giorni alle persone non viene garantita la semplice assistenza sanitaria di base.  

Anche questa ultima considerazione, sulla maggiore penalizzazione cui vanno incontro i più fragili, ci sollecita ad avere molta attenzione a come parliamo dell’agire di Dio in questa congiuntura storica. Non possiamo interpretare le sofferenze che l’umanità sta attraversando nel rozzo schema che stabilisce una corrispondenza fra “lesa maestà” del divino e “rappresaglia sacra” intrapresa da Dio. Anche il solo fatto che, appunto, sarebbero sanzionati i più deboli, proprio coloro che Lui ha più a cuore e in cui si identifica (Mt 25,40-45) smentisce questa prospettiva. L’ascolto della Scrittura e il compimento della promessa che Gesù opera, indica che essere dalla parte della vita, così come Dio ce lo insegna, prende corpo in gesti di umanità per l’altro. Gesti che, come abbiamo visto, non mancano nell’attuale momento.  Ogni forma di sollecitudine, ogni espressione di benevolenza è una vittoria del Risorto. È responsabilità dei cristiani testimoniarlo. Sempre e per tutti. In questo frangente, ad esempio, non possiamo dimenticare le altre calamità che si abbattono sui più fragili come i profughi e gli immigrati o quei popoli che continuano ad essere flagellati dai conflitti, dalla guerra e dalla fame.  (...)

 

 

 

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Interventi del Cancelliere e degli Accademici