Dignità Umana e Bioetica

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COMUNICATO STAMPA. «Dignità umana e bioetica»: un appello a «prendere sul serio» le sfumature della vita.

Conferenza di mons. Vincenzo Paglia ad Oxford.

Oxford, 12 febbraio 2018 -. Oggi l’eutanasia è possibile, l’autonomia di scelta diventa un valore assoluto, le possibilità della scienza e della tecnica ci rendono padroni del nostro destino e ci mettono in grado di decidere per gli altri e per i nostri figli. Ma è etico? Tutto ciò che è possibile, è giusto?

A queste domande ha fornito delle risposte mons. Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, nella conferenza sul tema «Dignità umana e bioetica» tenuta nel pomeriggio di lunedì 12 febbraio ad Oxford, nel Regno Unito. Mons. Paglia è nella cittadina inglese su invito del Las Casas Institute con Anscombe Bioethics Center e St. Mary University Twickenham.

Mons. Paglia si è riferito in concreto «all’enfasi oggi posta sulla vita in quanto conosciuta con le categorie delle scienze empiriche. La dimensione biologica tende così a divenire criterio di riferimento per l’interpretazione della vita, emarginando la prospettiva biografica. Facciamo l’esempio dei trattamenti imposti agli migranti. Negli anni ’90, quando diversi Paesi europei hanno progressivamente chiuso le porte per l’ingresso dei migranti per motivi economici, come anche per i rifugiati politici, alcuni Paesi (come la Francia) fecero delle eccezioni. Si aggiunse un nuovo criterio di regolazione, basato su parametri sanitari: uno straniero in situazione irregolare la cui vita fosse minacciata da una malattia non curabile nel suo Paese di origine, poteva ottenere il permesso di soggiorno e la copertura sanitaria per le cure mediche. Si aiutano più facilmente le persone esposte alle patologie che quelle minacciate dalle persecuzioni. Il certificato medico è più credibile del racconto dei richiedenti asilo. Si sviluppa una preminenza del biologico sul biografico, pur su basi spesso discutibili, che conducono a una sorta di “cittadinanza biologica”, cioè al riconoscimento di un posto legittimo nella società in forza di criteri biologici. Si potrebbero citare altri esempi in cui il riscontro di alcune malattie in persone che vivono in contesti abitativi svantaggiati è stato il motivo per migliorare le politiche della casa: per indurre le autorità all’azione è stato necessario tradurre le diseguaglianze sociali nel linguaggio della malattia e della biologia».

La «complessità» dell’essere umano impone invece una diversa linea di ragionamento e azione. Secondo Mons. Paglia «la dignità è ontologicamente costitutiva dell’essere umano, e il suo campo di azione è soggettivo (la dignità risuona sul piano dell’esperienza vissuta e nella relazione con gli altri) ed oggettivo (la dignità si dispiega operativamente nel mondo esterno attraverso l’agire trattando gli altri come vorremmo essere trattati noi)».

E il cristianesimo «porta i suoi argomenti a questa impostazione che vuole prendere in conto e articolare diverse dimensioni. Il cristiano non rispetta l’altro e se stesso in funzione dei beni o della salute, di quanto può apportare a sé o alla società, ma in quanto figlio nel Figlio, primo nato dai morti, immagine del Dio invisibile. La dignità filiale è fondamento dell’uguaglianza di tutti gli umani, che conduce a rifiutare ogni discriminazione. Allo stesso tempo la dignità dispiegata nell’agire non è sempre all’altezza del dono di Dio e la confessione delle proprie inadempienze esprime la cognizione di non aver sempre risposto della dignità filiale gratuitamente ricevuta con atti corrispondenti a questa appartenenza. E questa esperienza di perdono è senz’altro luogo privilegiato in cui può rinnovarsi la consapevolezza di una dignità che nessuna condizione o condotta può sopprimere».

 

Oxford, 12 febbraio 2018