Riscoprire la vocazione comunitaria

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Un appello alla «riscoperta forte della vocazione comunitaria dell’essere umano» è stato rivolto da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, a L’Avana (Cuba), nell’ambito della IV Conferenza internazionale  sull’ Equilibrio del Mondo (Coloquio Internacional sobre el Equilibrio del Mundo). Mons. Paglia ha parlato sul tema «Le sfide del futuro e la vita della comunità umana». Ieri mons. Paglia aveva portato e letto all’Assemblea il messaggio di Papa Francesco in occasione dell’apertura dei lavori. Alla Conferenza partecipano 650 delegati in rappresentanza di 65 paesi.

Nel suo intervento mons. Paglia ha sottolineato che «gli uomini e le donne di oggi sono tutti più connessi ma non per questo più fratelli o sorelle». Nella ricerca di autonomia e autosufficienza l’inbdividuo «rimuove, giorno dopo giorno, la memoria delle radici e dei legami che l’hanno generato e costruito come persona umana». Citando Papa Francesco nella recente Lettera Humana Communitas (alla Pontificia Accademia per la Vita), mons. Paglia ha sottolineato il passaggio in cui il Pontefice scrive che «la fraternità rimane la promessa mancata della modernità».

Come tornare ad una vera comunità umana, come dare vita ad una vera fraternità, come rimettere al centro il «noi» rispetto all’«io»?

Secondo mons. Paglia la «Bioetica globale» fornisce una chiave di lettura che tiene insieme «rispetto, difesa, promozione della vita» e «l’attenzione alla casa comune cioè all’ambiente. Proprio perché l’abitabilità del pianeta è messa in discussione dai comportamenti sconsiderati dei suoi abitanti occorre riscoprire non solo le relazioni tra le persone ma anche con i luoghi che ospitano la nostra esistenza».

«Una nuova stagione di fraternità e familiarità universale – ha insistito mons. Paglia – chiede che la prospettiva del noi, di un cammino condiviso e includente, sia non solo meta da perseguire ma anche modalità con cui attuare tale progetto», mettendo al centro  le esperienze del nascere e del morire.  «L’esperienza familiare, ovvero la coscienza di un legame che genera e custodisce e, così facendo, introduce nel senso della generazione, risulta così obiettivamente decisiva, e per questo, non per motivi ideologici, chiede di essere custodita e sostenuta». Altrettanto significativa è una comprensione solidale e sociale del morire. «La vera risposta alla domanda di eutanasia è una vicinanza amorosa e amicale, è un non lasciare soli, è un farsi carico reciproco».

L’umanità di oggi ha «bisogno di ritrovare un equilibrio e una pace duratura, fondata sul rispetto della vita di ogni uomo e di ogni donna, in ogni istante della sua esistenza». È urgente una nuova passione per l’uomo, un rinnovato impegno per edificare un mondo in cui tutti possano sentirsi cittadini e tutti possano essere responsabili del comune destino di pace. «In questo congresso che ci vede riuniti assieme per sognare un ordine mondiale giusto e pieno di amore – ha concluso mons. Paglia – ci auguriamo che sia la nostra amicizia il primo segno di questa cura appassionata della famiglia umana. Lo dobbiamo ai sette miliardi di persone che abitano questo pianeta; lo dobbiamo ai bambini che nasceranno quest’oggi e che meritano una mamma, un papà, un’intera famiglia grande come il mondo che li accoglie, che li ama e che consegna loro un futuro che sia migliore dell’oggi».

Testo in spagnolo

Testo in italiano

L’Avana, 29 gennaio 2019

Il Presidente

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Monsignor Vincenzo Paglia dal 15 agosto 2016 è presidente della Pontificia accademia per la vita. 

 

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