Il Vocabolario di Mons. Vincenzo Paglia


Temi 2020





Guardare oltre il Covid con gli occhi della fede

Interventi di mons. Paglia

diversi da prima

DIVERSI DA PRIMA, Valentina Calzavara Daniele Ferrazza

Presentazione di Dacia Maraini

Conversazioni oltre il Covid con Paolo Cognetti, Silvio Garattini,  Marco Bentivogli, Pippo Baudo,  mons. Vincenzo Paglia, Sara Simeoni,  Silvia Costa, Alessandra Graziottin, Roberto Ferrucci. - Helvetia Editrice

Dice tra l'altro mons. Paglia: «Non c’è dubbio, la globalizzazione, se per un verso ha realizzato progressi enormi, lasciata in balia del solo mercato, del solo profitto, e non anche della democrazia, della solidarietà, ha accresciuto e approfondito dissesti nel creato e disuguaglianze nell’umanità. È ovvio che va ripensata. Nella linea di un nuovo modello di sviluppo che comprenda il valore primario e irrinunciabile di una convivenza tra tutti i popoli. Sono più che convinto che il futuro, il dopo, o si costruisce sul primato della solidarietà, dei legami sociali, della convivenza tra tutti, oppure continueremo a precipitare nell’abisso. L’emergenza suscitata dal Covid-19, perciò, possiamo sconfiggerla solo con gli anticorpi di una solidarietà che abbracci sia il creato che la famiglia umana. I mezzi tecnici e clinici del contenimento del contagio – ovviamente indispensabili, ma non sufficienti – devono essere integrati già da ora da una vasta e profonda complicità con il bene comune. E nessuno dovrà essere scartato. Penso in particolare agli anziani che stanno pagando il prezzo più alto sia nel numero dei morti sia nella considerazione. Insomma scartati de jure e de facto».

«Piuttosto dobbiamo già da ora superare l’innata tendenza all’autoreferenzialità. A tutti i livelli. Un esempio che riguarda anche la scienza: gli scienziati non devono cedere al sovranismo, alla pressione della politica, del mercato, senza mettersi loro sul piedistallo dell’unica verità per questo tempo. La pandemia dovrebbe farci comprendere l’indispensabile legame tra l’umanità, ogni uomo e donna del pianeta, e l’ambiente, il nostro pianeta. Tutti siamo legati gli uni agli altri. Ecco perché non possiamo “bollare” come “ambientalismo” o “ecologismo” la necessità di una riflessione attenta e profonda. La distruzione dell’ambiente che la nostra economia estrattiva ha esercitato per oltre un secolo ha senza dubbio una radice comune con questa pandemia: siamo diventati la specie dominante sulla Terra, e quindi siamo in grado di spezzare le catene alimentari di tutti gli altri animali, ma siamo anche il miglior veicolo per gli elementi patogeni. La riflessione deve dirigersi verso una “bioetica globale”, una riflessione sulla vita che comprenda gli “stili di vita”, la “qualità” della vita umana in tutte le latitudini, nelle diverse fasi dello sviluppo della persona, collocando la vita nell’ambiente di vita. Non dimentichiamo quell’affermazione posta all’inizio della Bibbia: “Non è bene che l’uomo (e la donna) sia solo!”. Ognuno di noi ha una sola vita da vivere, una sola umanità in cui abitare, ed un solo pianeta a disposizione. Pianeta che non è “nostro”. Lo abbiamo “in prestito” dalla generazione che verrà dopo di noi. Lo abbiamo già troppo deturpato».

«Ed è accaduto che la riscoperta della mortalità, ha scatenato un istinto di sopravvivenza di cui le classi politiche dell’Occidente si sono fatte interpreti acritiche: si è passati dalla sottovalutazione dell’epidemia, per timore delle conseguenze economiche, al lockdown generalizzato per “salvare” i propri concittadini. Le misure sono state parzialmente adottate anche in aree del mondo che non hanno minimamente cambiato sistemi di vita in presenza delle cause di morte che ogni anno si portano via milioni di esseri umani: malaria, tubercolosi, ebola, HIV, fame, carestie, conflitti. Ma in questa parte del mondo non si sono viste immagini di città desertificate e popolazioni chiuse in casa. Tre quarti dell’umanità continua infatti ad essere rassegnata o consapevole di avere speranze di vita molto più basse. È un tempo opportuno per far rientrare la morte nell’orizzonte della esistenza umana: la domanda sulla morte infatti è stata sepolta non cancellata. Per chi non crede è l’opportunità di non negare quella soglia. Per chi crede è l’opportunità di ascoltare la voce che viene dall’Alto. È una occasione per svegliare le nostre coscienze intorpidite da un benessere egocentrico, narcisista. E tutti abbiamo sentito più forte l’avvertimento antico: non siete immortali!»

www.edizionihelvetia.it

 

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Introduzione. Pandemia e fraternità di Monsignor Paglia

«Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo trovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti.» (Papa Francesco, meditazione, sagrato della Basilica di San Pietro, venerdì 27 marzo)

Nel bel mezzo della nostra euforia tecnologica e manageriale, ci siamo trovati socialmente e tecnicamente impreparati al diffondersi del contagio da Covid-19: abbiamo fatto fatica a riconoscerne e ad ammetterne l’impatto. Abbiamo scoperto che i “virus” non hanno frontiere. I muri non servono, non fermano le malattie, non riparano, anzi fanno aumentare confusione, incertezza, paure. Tocchiamo con mano la fragilità della vita, la vulnerabilità di ognuno di noi, delle società, delle tecnologie, di tutte le strutture e le sovrastrutture che abbiamo messo in piedi per sentirci ricchi, forti, indispensabili, privilegiati. È una fragilità che mette fuori gioco molte relazioni interpersonali e sociali. Una sorta di sospensione sine die del proprio modo d’essere. E un pensiero più o meno consapevole fa da sottofondo: nascondere il più possibile la morte. Potremmo dire che ci troviamo di fronte a una cesura drammatica tra il prima e il dopo questi mesi. L’epoca dei “virus” però fornisce un’occasione preziosa: la possibilità di riflettere sul significato della nostra esistenza come persone, come società, come esseri umani. Nella prima parte di queste riflessioni mi concentro sui temi del “noi” e del “prenderci cura” gli uni degli altri. E oltre alla riflessione desidero introdurre, sulla scia di quanto papa Francesco continua a donarci, qualche commento su alcuni salmi che ci aiutano ad andare verso quell’Oltre, che per noi credenti si chiama Dio e per chi non crede Mistero, che accoglie e supera l’abisso nel quale oggi tutti siamo caduti. Se la “pandemia” riguarda tutti; se la risposta migliore è concertata e globale, se la solidarietà nei comportamenti ci rende responsabili gli uni degli altri, abbiamo un’occasione per delineare già da ora alcune linee portanti del futuro che vogliamo costruire. Non è vero, infatti, che tutto tornerà come prima, dopo questa parentesi da incubo. E il domani sarà migliore? Non è scontato. È quanto accenno nella seconda parte. La forza della risposta che sapremo dare dipenderà anche da come affrontiamo questo tempo, con quale creatività immaginiamo il futuro, con quale audacia ci impegniamo per affrontare le innumerevoli sfide che abbiamo di fronte. Dobbiamo essere consapevoli che non si tratta semplicemente di fare meglio quel che già facciamo, bensì di un cambiamento di paradigma, d’un nuovo modello di sviluppo da realizzare. Già da ora è utile per tutti riflettere per capire l’oggi e per individuare il domani. In chiusura, riporto il documento Pandemia e fraternità universale, presentato a Papa Francesco il 30 marzo 2020, che la Pontificia Accademia della Vita ha elaborato per contribuire alla riflessione condotta nel mondo della ricerca scientifica e umanistica.

Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.

© 2020 Mondadori Libri S.p.A., Milano

 

AUDIO - Pandemia y Fraternidad - Mons. PAGLIA - CELAM - 23 junio 2020

AUDIO - Gli Anziani - Mons. Paglia a RPL - Talk Alto Mare - intervista - 12 maggio 2020

Il Presidente

PAGLIA Vincenzo

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Msgr. Paglia Vincenzo

Monsignor Vincenzo Paglia dal 15 agosto 2016 è presidente della Pontificia accademia per la vita. 

 

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I Salmi in momenti difficili

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L’arte della preghiera. La compagnia dei salmi nei momenti difficili

Dall’introduzione: «Nei salmi c’è l’intera vita: da quando siamo ancora nel seno di nostra madre, alla nascita, alla giovinezza, all’età della vecchiaia. I salmi ci mostrano che il Signore scruta anche le profondità del nostro cuore, con le speranze e le angosce, i dolori e le gioie, le delusioni e i desideri; vede anche le ingiustizie, le cattiverie, le sopraffazioni. E spingono il credente a rivolgersi al Signore per lodarlo e ringraziarlo, per supplicarlo e invocarlo, per chiedere perdono e aiuto, oppure per reclamare giustizia e per chiedere la dura repressione per chi opera il male. Insomma, nei salmi l’uomo ritrova se stesso nel corpo, nell’anima, nei sentimenti, nella vita. Ed è immerso nell’intera creazione. L’intero Salterio, ancora oggi, resta una delle fonti ove attingere le profondità della mente e del cuore dell’uomo. Tutto nei salmi è dialogo, confronto, preghiera: Dio e l’uomo vi prendono parola vicendevolmente. Sant’Agostino, con efficacia, sintetizza così l’intero Salterio: «Se il testo è preghiera, pregate; se è gemito, gemete; se è riconoscenza, siate nella gioia; se è un testo di speranza, sperate; se esprime il timore, temete. Perché le cose che sentite nel testo biblico sono lo specchio di voi stessi»1. Come si intuisce: alla scuola dei salmi si apprende l’arte della preghiera». www.edizioniterrasanta.it

 

Mettere al centro il "Noi"

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Il Riformista – 29 maggio

(…) Non possiamo delegare al governo la soluzione di tutti questi problemi. Ognuno di noi ha un ruolo da svolgere. La Chiesa ha una risorsa straordinaria da mettere il campo: il valore aggiunto della Dottrina Sociale e il Magistero preciso di Papa Francesco su questi aspetti. Un esempio: proprio alla Pontificia Accademia per la Vita, nella Lettera Humana Communitas, Papa Francesco ha scritto, l’anno scorso, dunque non in tempi di coronavirus, che «le molte e straordinarie risorse messe a disposizione della creatura umana dalla ricerca scientifica e tecnologica rischiano di oscurare la gioia della condivisione fraterna e la bellezza delle imprese comuni, dal cui servizio ricavano in realtà il loro autentico significato. Dobbiamo riconoscere che la fraternità rimane la promessa mancata della modernità. Il respiro universale della fraternità che cresce nel reciproco affidamento – all’interno della cittadinanza moderna, come fra i popoli e le nazioni – appare molto indebolito».

Dalla crisi si esce tutti insieme, disegnano un diverso modello di società. A sua volta l’Italia non ne esce fuori da sola ma insieme agli altri paesi, in una grande epoca di revisione dei modelli economici e degli stili di vita. Una revisione che tocca ogni singola persona, uomo e donna, che calpesta il pianeta.

Per essere ancora più concreti. È necessario un progetto di società per il futuro. Dove ci sia lavoro per il maggior numero possibile di persone; dove si lotti per l’uguaglianza, il che vuol dire contrasto alla povertà, all’evasione fiscale, ai comportamenti personali e pubblici che offuscano una visione del «noi» - secondo l’analisi che ho svolto proprio nel libro Il crollo del noi (Laterza 2017) - a favore di uno striminzito «io» incapace di reggere le sfide del futuro prossimo. L’individualismo è un virus altrettanto pericoloso del Covid19 e occorre rispondere con un progetto di società che passi per un rilancio dell’educazione e del divario digitale. Una società in cui i cittadini con le loro esigenze vengano ascoltati e dove la burocrazia sia ridotta e venga al servizio del bene comune.

Le risorse ideali cui attingere ci sono tutte. Per il lato della riflessione ecclesiale abbiamo due straordinari concetti: il bene comune cioè il bene delle persone, il benessere sociale e lo sviluppo, in un contesto di pace. È già un programma impegnativo! Il secondo concetto riguarda i «beni comuni», le risorse del nostro pianeta di cui abbiamo bisogno e che dobbiamo preservare, affinché la vita sia possibile per tutti e il pianeta abbia risorse per tutti. È la Bioetica Globale. (…)