Workshop e Assemblea 2026 - Healthcare for All: Sustainability and Equity
L’Assemblea Plenaria di quest’anno della Pontificia Accademia per la Vita è stata dedicata al workshop svoltosi il 16 e 17 febbraio 2026 sul tema “Healthcare for All: Sustainability and Equity” (Assistenza sanitaria per tutti: sostenibilità ed equità).
Il presidente, mons. Renzo Pegoraro, ha illustrato lo stato dei lavori e le finalità dell’incontro insieme agli esperti partecipanti, durante la conferenza stampa di martedì 17 presso la Sala Stampa della Santa Sede.
Il giorno precedente, lunedì 16 febbraio, Papa Leone XIV aveva rivolto il suo intervento ai partecipanti, incoraggiandoli nell’impegno e nella riflessione. In un mondo segnato dai conflitti, ha osservato, è necessario destinare tempo e risorse alla promozione della vita e della salute, contrastando le disuguaglianze e rafforzando la consapevolezza del bene comune.
Cinque obiettivi fondamentali
Tra i temi centrali emersi, il dott. Ezekiel Emanuel, medico e bioeticista della University of Pennsylvania, ha evidenziato come i sistemi sanitari efficaci condividano cinque obiettivi essenziali: copertura universale, sostenibilità dei costi, qualità elevata e costante, riduzione delle disparità — in particolare tra aree urbane e rurali — e soddisfazione di cittadini e operatori sanitari.
La copertura universale, ha spiegato, significa includere tutti, con un’attenzione speciale ai bambini, che dovrebbero poter accedere gratuitamente alle cure come bene sociale. Le assicurazioni private possono coesistere con sistemi pubblici solidi, purché non sottraggano personale o risorse essenziali e contribuiscano invece a rafforzare l’intero sistema, come avviene, ad esempio, in Etiopia.
Il contenimento della spesa richiede bilanci nazionali chiari e sostenibili — ad esempio fissando un limite alla quota di PIL destinata alla sanità nei Paesi più ricchi — e una riduzione dei costi diretti a carico dei pazienti, affinché nessuno sia costretto a indebitarsi per curarsi.
Un’assistenza di qualità, ha aggiunto, dipende dalla priorità riconosciuta ai bambini e dalla capacità di affrontare le principali sfide sanitarie: malattie croniche, salute materno-infantile, malattie infettive e patologie diffuse come ipertensione e diabete. In prospettiva, i sistemi dovrebbero spostare progressivamente il baricentro dall’ospedale al territorio e all’assistenza domiciliare, riducendo le disuguaglianze tra città e campagne e tra ricchi e poveri.
Le tecnologie emergenti di intelligenza artificiale, infine, potrebbero ampliare l’accesso alle cure e migliorare diagnosi e gestione clinica, soprattutto nelle aree meno servite.
Investire nella salute aiuta tutti
La prof.ssa Sheila Tlou, dell’African Leaders Malaria Alliance, ha illustrato i progressi compiuti in Africa, richiamando in particolare la risposta all’HIV/AIDS, che ha visto un aumento degli investimenti pubblici contro HIV, tubercolosi e malaria. Ha tuttavia riconosciuto che, nei 54 Paesi del continente, permangono ritardi rispetto a molti obiettivi di sviluppo sostenibile.
La mortalità neonatale rimane intorno a 63 decessi ogni 1.000 nati vivi — ben oltre l’obiettivo di 12 — e rappresenta una quota significativa delle morti infantili globali. Anche la mortalità materna resta elevata, con circa 445 decessi ogni 100.000 nascite, a fronte di un target di 70.
Le nuove infezioni da HIV sono diminuite in modo significativo — fino al 70% in alcuni Paesi — ma persistono criticità, soprattutto tra le giovani donne. Rimane inoltre insufficiente la prevenzione delle malattie non trasmissibili, come diabete e ipertensione.
L’assistenza sanitaria primaria, lanciata a livello globale nel 1978 con la Dichiarazione di Alma-Ata, resta la strategia chiave. Paesi come Botswana, Ruanda e Namibia hanno ottenuto risultati significativi investendo in operatori sanitari di comunità, prevenzione e sistemi gratuiti di sanità ed educazione, sostenuti da buona governance e bassi livelli di corruzione.
Il Botswana, ad esempio, ha ridotto la trasmissione dell’HIV da madre a figlio dal 29% a meno dell’1%, grazie a un forte impegno politico e a finanziamenti stabili.
Investire nella salute, è stato sottolineato, è innanzitutto una scelta politica. Nonostante nel 2001 i leader africani si siano impegnati a destinare il 15% dei bilanci nazionali alla sanità, pochi hanno raggiunto tale obiettivo. I margini di miglioramento, tuttavia, restano ampi.
Il premio “Guardian of Life” a mons. Robert Vitillo
Mons. Pegoraro ha annunciato che il premio “Guardian of Life” 2026 è stato conferito a mons. Robert Vitillo, Senior Advisor del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
Il riconoscimento è assegnato a quanti, nel tempo, hanno accompagnato e sostenuto la vita umana con dedizione e competenza. È stato ricordato il lavoro svolto da mons. Vitillo presso Caritas Internationalis e la Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni, nonché per la Santa Sede, per garantire che terapie essenziali e cure sanitarie raggiungessero i bambini in Africa, in particolare nella lotta contro malaria, AIDS e tubercolosi.
Garantire assistenza sanitaria a chi è in movimento
Nel suo intervento, mons. Vitillo ha richiamato l’attenzione sulla salute di migranti e rifugiati, invitando a considerare la migrazione non come un problema da contenere, ma come una realtà strutturale che nel tempo ha arricchito le società.
Oggi circa un miliardo di persone vive o lavora fuori dal proprio Paese di nascita e molte economie dipendono dal loro contributo. Tra queste, oltre 117 milioni sono sfollate forzatamente a causa di guerre, disastri e cambiamenti climatici, e spesso vengono ingiustamente accusate di diffondere malattie.
Non vi sono prove che i migranti abbiano causato pandemie come il COVID-19; al contrario, molti hanno operato in prima linea nei sistemi sanitari. Le difficoltà di salute mentale sono più spesso legate a traumi, discriminazione ed esclusione che a fattori culturali.
La risposta, ha affermato, è l’integrazione nei sistemi sanitari nazionali e la continuità delle cure lungo tutto il percorso migratorio, non l’esclusione.
Garantire ai bambini l’accesso ai farmaci contro l’HIV/AIDS
Ripercorrendo la risposta della Chiesa all’HIV/AIDS attraverso Caritas Internationalis, mons. Vitillo ha ricordato come, già alla fine degli anni ’80, l’epidemia fosse stata posta tra le priorità. In un’epoca priva di terapie efficaci, operatori ecclesiali — soprattutto in Africa — offrirono cure domiciliari e assistenza compassionevole, anche in ospedali sovraffollati come quelli in Uganda.
Con l’introduzione dei farmaci antiretrovirali, inizialmente proibitivi per costo, le organizzazioni cattoliche e la Santa Sede promossero un’azione internazionale per la riduzione dei prezzi, contribuendo alla nascita del Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria.
Fu inoltre sollecitato lo sviluppo di farmaci pediatrici contro l’HIV, riunendo in Vaticano leader del settore e autorità regolatorie per colmare questo divario etico.
Questi sforzi hanno prodotto miglioramenti concreti nella sopravvivenza infantile, come dimostra il Vietnam, dove bambini affetti da HIV oggi crescono, studiano e costruiscono il proprio futuro.
Mons. Vitillo ha concluso sottolineando che equità e sostenibilità nell’assistenza sanitaria non dipendono soltanto dalle risorse economiche, ma da un impegno stabile, radicato nelle comunità e capace di accompagnare le persone prima, durante e dopo le crisi.


