Amoris Laetitia, un raggio di fede per illuminare «i segni dei tempi»

Quali frutti lascia l’esortazione apostolica postsinodale firmata da papa Francesco nel marzo 2016? La speranza evangelica si posa sulla famiglia contemporanea; la pastorale oltrepassa la dinamica della coppia per abbracciare ogni legame e relazione, senza nulla togliere. Il cuore del documento, che a dieci anni di distanza ha ancora molto da offrire, insiste sull’importanza della coscienza della persona, sulla responsabilità di educarla e formarla e renderla ancora più libera. Perché Dio desidera renderci felici. Se l’uomo e la donna contemporanei sembrano aver perso bussole di orientamento e terreni stabili su cui poggiare, la ricchezza dello spirito cristiano rende forte ciò che è debole, saldo ciò che è instabile

Print Pdf

Di cosa parla, oggi, la gente quando parla d’amore? Amoris laetitia si è occupata anche di questa domanda. L’Esortazione di Francesco del 2016 è, allo stesso tempo, intrisa di rispetto e di stupore per il bene possibile a tutti, sebbene racchiuda un’analisi netta e necessaria dell’incertezza delle relazioni umane contemporanee, chiaro segno dei tempi. Come a ricordare che in tema di legami «noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2Cor 4,7).

Nel 1969, durante un’Udienza, Paolo VI spiegò come si dovesse intendere l’espressione “segni dei tempi”: «La scoperta dei segni dei tempi è un fatto di coscienza cristiana; risulta da un confronto della fede con la vita; non per sovrapporre artificiosamente e superficialmente un pensiero devoto ai casi della nostra esperienza, ma piuttosto per vedere dove questi casi postulano, per il loro intrinseco dinamismo, per la loro stessa oscurità e talvolta per la loro stessa immoralità, un raggio di fede, una parola evangelica che li classifichi, che li redima». Non c’è dubbio, allora, che ciò che è sotto i nostri occhi e che possiamo assumere all’interno della parola “famiglia” emerga come un chiaro segno dei tempi che interpella.

Analizzare il segno del tempo non è lamentosa, pessimista e sterile condanna di ciò che non va — inverno demografico, legami che si sfaldano, matrimoni che non si celebrano, fatiche del vivere insieme, dell’educare i pochi figli e del prendersi cura dei tanti anziani in casa. Per dirla con papa Montini, si tratta di «casi che postulano, per il loro intrinseco dinamismo, per la loro stessa oscurità e talvolta per la loro stessa immoralità, un raggio di fede, una parola evangelica che li redima». È ciò che ha fatto Francesco con AL.

La parola evangelica redime la pochezza e la miseria perché dota chi vive e chi discerne di «uno sguardo che apprezza l’amore e apre gli occhi e permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano» (AL 128).

Francesco spende parole importanti per dire quanta grazia e quanto bene possano nascondersi in famiglie che, pigramente — e con tratto non troppo cortese — definiamo situazioni irregolari. E questo senza nulla togliere alla luce che brilla nella quotidianità delle situazioni molto regolari. Un padre, se parla bene di un figlio, non sta parlando male dell’altro.

Invita ogni comunità cristiana a cercare e mettere a fuoco, per ciascuno, le possibilità di un amore che cresca, che si faccia cura e responsabilità verso l’altro. Ad ogni modo, oggi fanno fatica tutti: i regolari e gli irregolari.

Un merito che, a distanza di anni, viene sempre più riconosciuto a Francesco è quello di aver collocato al centro dell’attenzione ogni legame familiare, senza sminuire la coppia ma senza ridurre la pastorale familiare alle sole dinamiche amorose fra i due. Basti ricordare le preziose catechesi sui legami familiari pronunciate tra il 2014 e il 2015: Madre, Padre, Figli, Nipoti, Nonni, Educazione, Famiglia e malattia, Famiglia e povertà, Festa, Lavoro, Convivialità, Preghiera, Lutto. Ne emerge la complessità di un vissuto quotidiano, ancora in parte da comprendere e valorizzare.

A confronto con l’alta quota delle esigenze dell’amore evangelico, anche il fatto che un padre non si occupi dei figli o che una figlia trascuri e abbandoni la madre o la nonna diventa questione di rilievo, al di là della dicotomia regolare/irregolare. Così come il fatto che un salotto casalingo si trasformi in eterno terreno di scontro. AL richiama con chiarezza alla sostanza dell’amore, oltre che alla forma della legge.

Il Papa mostra di conoscere bene che non esiste solo la crisi del post-cresima, ma anche quella del post-matrimonio, quando la coppia comincia a vivere come una realtà troppo solitaria che si stacca dal vissuto comunitario; anche i cammini proposti dalla Chiesa non sempre mostrano piena consapevolezza dei problemi affrontati.

La donna e l’uomo contemporanei, quando parlano d’amore, di cosa stanno parlando oggi? In questi dieci anni, uno degli scopi di AL è stato quello di provocarci a comprendere meglio la dinamica umana degli affetti, la natura dell’amore e come su questa possa lavorare la grazia.

Uno dei frutti è che nelle diocesi e nella ricerca teologica sono spesso iniziati processi culturali di maggiore comprensione e approfondimento. L’amore non cambia mai, perché coincide con l’umano ed esiste un nucleo universale e sempre uguale? Oppure, in parte, cambia con la storia e con la geografia? Sono domande che non possiamo più eludere, accogliendo volentieri i contributi delle scienze umane. Se esiste un’identità comune ad ogni innamoramento, ai legami affettivi umani, ai rapporti tra genitori e figli e alle diverse dinamiche della sessualità che attraversano confini geografici e tempi, esistono nondimeno anche la cultura e la mentalità corrente. Eva Illouz, nel suo “Modernità esplosiva”, ha pagine che colgono molte dinamiche contemporanee dei legami.

Dando per scontato un ormai radicato individualismo, il ruolo delle emozioni, la centralità del sé e l’analisi quotidiana del “come mi sento oggi”, la Illouz scrive: «L’idea di complessità è particolarmente adatta a descrivere l’amore e l’intimità attuali, basati sui gusti e i bisogni emotivi di unità individualizzate, perché i vari componenti delle soggettività emozionali possiedono proprietà in evoluzione e quindi imprevedibili; oggi i legami non dipendono più solo da affinità di classe o di istruzione, ma anche dall’idea più elusiva ed evanescente di compatibilità psicologica i cui tratti caratteriali sono a loro volta difficili da definire. In altre parole, la vita di coppia è un’interazione con un gran numero di elementi imprevedibili e di conseguenza volatili». Sono parole che ci avvicinano alla famiglia dei nostri tempi e alle sue fragilità: imprevedibile, elusiva, volatile. Quando mi sposo, con chi mi sposo? E i figli, come diventeranno? Che madre sarò? Eppure, è su questa famiglia, questa incertezza identitaria, questo segno dei tempi che si posa la luce della speranza evangelica e lo sguardo buono di Dio. Forse è proprio su questo punto che AL ha ancora, dopo i primi dieci anni di vita, molto da offrirci e da capire meglio: la Parola di Dio riempie il vuoto e le parole vuote.

Lo spirito del documento insiste sull’importanza della coscienza della persona, sulla responsabilità di educarla e formarla e renderla libera. Più libera di essere cristiana. Non solo nel momento in cui discernere se sia bene o meno ricevere la comunione sacramentale. Discernimento e coscienza durano una vita intera. Assume, insomma, la persona singola come protagonista della chiamata al vero amore, con l’intento chiaro di condannare l’individualismo ma non l’individuo, il vuoto egocentrismo ma non la persona che, nel tempo dell’estrema modernità, ha conquistato il centro del palco.

Se l’uomo e la donna contemporanei sembrano aver perso bussole di orientamento e terreni stabili su cui poggiare, la ricchezza dello spirito cristiano rende forte ciò che è debole, saldo ciò che è instabile, scalda ciò che è freddo, raddrizza ciò che è storto. Il tutto lungo cammini duraturi, pazienti e a tratti impervi, alla scoperta che i più profondi e seri desideri umani coincidono, in fondo, con quello di Dio di renderci felici.