Call for peace. Il fronte scienza. I temi del manifesto lanciato dalla Pav

Print Pdf

callforpeace.png

di Andrea Ciucci, articolo pubblicato da "L'Espresso", venerdì 27 marzo 2026

 

Tutti parlano di guerra. Di come farla e di come non farla.

Del perché farla e del perché non farla. Dei guadagni (ce ne sono?) e dei pericoli. Tutti fanno i conti sulla guerra: normalmente economici, raramente in termini di vite umane e di costi sociali. La guerra fa paura, la guerra fa aumentare la benzina, la guerra blocca gli aerei. La guerra, la guerra, la guerra. Anche chi è nettamente contrario cade non di rado nel rischio di parlare solo di questo, fosse anche solo negativamente. In pochi, invece, parlano di pace, quasi nessuno presenta e diffonde pratiche di pace. Queste sono decisive, a patto che non si riducano in un irenico, generico, appello ad essere più buoni.

Se il discorso sulla guerra si impone infatti da solo, carico di tutta la retorica bellica che gli è consostanziale, il ragionare di pace porta con sé una forma diversa, più complicata. Non solo deve offrire un orizzonte ideale altro rispetto al comune sentire, ma anche indicare prospettive e soluzioni non banali, spesso non evidenti né di facile attuazione. Poiché i discorsi sulla pace prendono  sul serio la vita di ogni essere vivente, a differenza di quelli sulla guerra che al massimo la derubrica a danno collaterale, essi se ne devono assumere seriamente e concretamente la responsabilità.

I discorsi sulla pace devono essere assolutamente realisti, devono essere capaci di includere tutti, di coinvolgere tutti, di impegnare tutti. Perché se i conflitti sono fatti dai signori della guerra, le pratiche di pace, mi sembra, impongano un altro paradigma: una costruzione dal basso, delle scelte condivise, delle vere e proprie conversioni.

La necessità di tornare a parlare di pace nel tempo delle guerre, in un modo propositivo, concreto e partecipato, ha mosso la Pontificia Accademia per la Vita, una delle accademie vaticane che raduna scienziati che lavorano per custodire la vita umana,a promuovere una vera e propria chiamata all'azione a favore della pace. Il documento parte da una constatazione che richiede però ai suoi attori e protagonisti una presa di coscienza non scontata: la ricerca scientifica, nei suoi metodi e negli oggetti delle sue investigazioni, può essere una decisiva prassi decisiva di pace. È mossa da una tensione verso la verità, si costruisce attraverso metodologie esigenti, cresce nella condivisione del sapere e nella disponibilità a rimettersi continuamente in discussione. In un tempo di guerra, che per certi versi limita la stessa ricerca, questo documento invita scienziati e accademici a parlare di pace e a impegnarsi per trovare vie di ricomposizione e risoluzione dei conflitti, a partire dalla pratica quotidiana delle loro ricerche.

Il documento non si limita però a un generico appello. Piuttosto attraverso nove proposte concrete, indica alcune scelte e indicazioni per rispondere con realismo ed efficacia a questo appello. Agli scienziati e agli accademici (di tutti i campi del sapere e di ogni provenienza) si propone fra l'altro di coltivare lo spirito di fratellanza universale che caratterizza la ricerca scientifica; di valorizzare grandi progetti internazionali e collaborativi, veri luoghi di diplomazia scientifica; di contribuire a riflettere criticamen te sui sistemi monopolistici e sulle derive del sistema della proprietà intellettuale che possono creare ingiustizie e conflitti; di vigilare sul rischio di duplice uso dei risultati della ricerca, sviluppati per scopi civili pacifici ma utilizzabili per finalità improprie anche nel settore militare; di sviluppare ricerche tese alla soluzione non violenta dei conflitti e all'eradicazione delle loro cause; di fare ricerca per promuovere la pace.

Se alcune delle indicazioni proposte vanno nella linea di un riconoscimento del ruolo sociale alto della ricerca scientifica, altre indicazioni muovono invece verso una pratica pacifica e condivisa della ricerca scientifica e accademica. Una richiesta non scontata rivolta a una comunità scientifica segnata oggi non di rado da competizioni, corporativismi e tensioni significativi.

Almeno due punti non sono per nulla scontati. Il primo è quello dell'influenza dell'apparato bellico nella ricerca scientifica. Il mondo scientifico e accademico deve fare i conti con cospicui finanziamenti che provengono direttamente dal mondo militare e dal cosiddetto duplice uso dei risultati del loro lavoro: ricerche avviate e condotte con finalità pacifiche ma poi utilizzate per scopi bellici.

Il secondo è quello di alcune derive oggi evidenti del sistema dei brevetti e dei copyright.

Nati per tutelare giustamente il lavoro degli scienziati, talvolta rischiano di rallentarne l'opera impedendo qualunque forma di condivisione del sapere che è essenziale a una attività accademica fruttuosa e pacificante.

Sarebbe una buona notizia, una vera e propria prassi di pace se, anche grazie a questo documento, si avviassero dibattiti e confronti su questi temi cosi decisivi.

Nel suo Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace 2026, Papa Leone scrive che la pace ha il mite potere di illuminare e allargare l'intelligenza. Al modo della pace e per la pace, la ricerca scientifica e accademica può crescere e dare i suoi frutti migliori.

Il testo della Call for Peace è consultabile qui.