Difendere la sacralità della vita umana
di Roberto Paglialonga (articolo pubblicato su L'Osservatore Romano venerdì 11 settembre 2026)
Si riaccende in Gran Bretagna il dibattito sul suicidio assistito, in concomitanza con la ripresa della discussione in seconda lettura alla Camera dei Comuni di un disegno di legge in materia, prevista per domani, 11 settembre. Il provvedimento è stato presentato dalla deputata laburista, Lauren Edwards, il 17 giugno scorso, in una forma sostanzialmente identica al Terminally Ill Adults (End of Life) Bill del 2024 a firma della deputata Kim Leadbeater, e già decaduto alla Camera dei Lord nell’aprile 2026 dopo l’introduzione di circa 1.200 emendamenti.
Diversi esponenti della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles — che sul proprio sito ha aperto uno spazio online attraverso il quale chi lo desideri può contattare il proprio parlamentare di riferimento per esortare a votare contro — hanno preso posizione negli ultimi giorni per esprimere il proprio disaccordo. In particolare, l’arcivescovo di Liverpool, John Sherrington, responsabile per le questioni relative alla vita in seno alla Conferenza episcopale, nel ribadire il no «sia in linea di principio che nella pratica», ha definito il ddl «viziato e pericoloso», esortando «tutte le persone di buona volontà a opporsi» e i parlamentari a respingerlo.
«È sbagliato in linea di principio che i professionisti sanitari siano coinvolti nel porre fine alla vita dei propri pazienti», ha detto Sherrington, puntando poi il dito sugli effetti che ciò avrebbe verso i più deboli, perché «non prevede sufficienti garanzie contro la coercizione né tutela le persone vulnerabili, tra cui le persone con disabilità, quelle con disturbi alimentari e le vittime di violenza domestica». Preoccupazioni peraltro condivise dalle associazioni impegnate in questi ambiti, nonché da organizzazioni come il Royal College of Psychiatrists, l’Association for Palliative Medicine e la British Medical Association (Bma). Il ddl poi non tutelerebbe adeguatamente il diritto all’obiezione di coscienza e non prevederebbe «un meccanismo di esenzione istituzionale per gli hospice e le case di cura che non desiderano partecipare». Oltre al fatto che — è la preoccupazione del presule — «le esperienze di altri Paesi suggeriscono» come la legalizzazione del suicidio assistito influisca «negativamente sulla qualità e sullo sviluppo delle cure palliative». Qualora «dovessimo legalizzare l’assistenza medica al suicidio, ciò segnerebbe un cambiamento significativo nella nostra cultura», la sua conclusione.
Due giorni fa, anche il vescovo di Portsmouth, Philip Egan, ha parlato di gravi lacune» nel provvedimento, sottolineando che «è abominevole il principio stesso di aiutare qualcuno a togliersi la vita» e ribadendo la fede cattolica nella sacralità della vita umana.


