Diminuire le diseguaglianze nell’accesso alle cure
di Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita
Nel Motu Proprio Vitae mysterium, con il quale Giovanni Paolo II istituì nel 1994 la Pontificia Accademia per la Vita, veniva ricordata la presenza plurisecolare della Chiesa nel campo della sanità, che non di rado aveva anticipato gli interventi dello Stato e che veniva rilanciata in una prospettiva insieme assistenziale e pastorale, attenta alle variabili situazioni storiche e culturali. L’Accademia, secondo il richiamo del suo Statuto, dedica parte del suo lavoro allo studio dei «vari aspetti che riguardano la cura della dignità della persona umana nelle diverse età dell’esistenza».
Il tema scelto per quest’anno, Sanità per tutti: sostenibilità ed equità, si pone in continuità con queste indicazioni e con il lavoro svolto in questi ultimi anni: la difesa della vita non può limitarsi alle fondamentali responsabilità che si generano nel momento del suo inizio e in quello della sua fine, ma richiede una presenza attiva e propositiva, a partire dalla prevenzione fino alla cura delle malattie. Tutto ciò, considerando i determinanti sociali della salute e la promozione di un rapporto equilibrato e consapevole con la natura, la nostra «casa comune».
Viviamo in un momento storico difficile, caratterizzato da disuguaglianze che non si riducono e vengono anzi inasprite dalle guerre, dalle crisi ambientali, dalla crescente difficoltà di mantenere il livello dei servizi essenziali anche nei paesi più fortunati. Più volte Papa Francesco ci ha indicato la necessità di mettere a fuoco non tanto un’epoca di cambiamenti quanto un vero «cambiamento d’epoca». Ed è tristemente palese come da troppe parti si consideri nuovamente il ricorso alla guerra e alle armi come necessario e ineluttabile. Una visione cieca e ottusa, che, fra l’altro, drena risorse e denaro in una nuova folle corsa al riarmo, più volte stigmatizzata dai Papi nel corso del ’900 e in questo nuovo millennio.
Se, dunque, è vero che negli ultimi decenni sono stati raggiunti, a livello planetario, risultati di salute e sistemi di cura un tempo creduti irraggiungibili, ci troviamo adesso dinanzi alla grande sfida di sostenere economicamente i livelli ottenuti così come di diminuire le diseguaglianze che la globalizzazione crea e mostra con più evidenza. Il termine “sostenibilità” rimanda all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e, in particolare, al Goal n. 3, che è quello di garantire salute e benessere per tutti e per tutte le età. I dati dimostrano che qualche progresso si è fatto, ma moltissimo resta ancora da fare. Penso, ad esempio, a proposito della “sostenibilità”, al fenomeno dell’invecchiamento.
L’allungamento della vita è frutto di conquiste della scienza medica, di un maggior benessere diffuso e di una più vasta coscienza dell’importanza della cura personale e della propria salute. Invecchiare, però, implica anche ammalarsi di più. In un contesto di inverno demografico che non è affatto di aiuto. Per la prima volta nella sua storia, il pianeta ospita un crescente numero di persone sempre più anziane. Questo richiede un approccio culturale, sociale, politico ed economico nuovo e diverso: creativo.
La sfida che si colloca all’orizzonte sarà come utilizzare le risorse economiche e umane, ora e per il futuro? Se invece mettiamo a fuoco il termine “equità”, non v’è dubbio che le disparità di risorse finanziarie, di servizi sanitari e di offerta culturale, mostrano ancora tratti di palese ingiustizia e lampanti diseguaglianze tra il Nord e il Sud del mondo. È anche necessario, però, non dimenticare una riflessione che gli storici della globalizzazione non hanno mancato di cogliere. Nel 2026, chi gode in un buon reddito alto a Nairobi, la grande capitale del Kenya, ha accesso a servizi e prestazioni sanitarie migliori di quelle che potrebbe avere una famiglia numerosa con basso reddito che vive in zone disagiate dell’Italia. La “bioetica globale”, infatti, è sempre più chiamata a decifrare e proporre interventi che tengano presenti il contesto globale, quello locale, le risorse disponibili ma anche quelle che la pigrizia, l’indifferenza o la sete di guadagno di pochi non permettono di diventare disponibili.
Sostenibilità ed equità non sono due slogan. Sono realtà da comprendere con attenzione e precisione, se davvero vogliamo che nessuno resti escluso. L’evento che la Pontificia Accademia per la Vita organizza intende sottolineare l’urgenza di una sempre più stretta ed efficace alleanza tra stati, generazioni, differenti competenze professionali, Chiesa, istituzioni civili e politiche, volta a superare diseguaglianze e promuovere sostenibilità. Siamo grati a Leone XIV, che accogliendoci con generosità nell’udienza che ha voluto accordarci ieri, lunedì 16 gennaio, ci ha incoraggiato su questa strada con la chiarezza della sua visione: «Sia il vostro impegno efficace testimonianza di quell’atteggiamento di cura reciproca in cui si esprime lo stile di Dio nell’incontrare gli uomini e le donne che, tutti, gli stanno a cuore, poiché qui si radica la speranza del nostro vivere».


