Fine vita, il patriarca Moraglia: “La percezione della dignità umana da oggi meno tutelata”

Dichiarazione del patriarca di Venezia in cui si esprime "amarezza" per la nuova legge regionale sul suicidio assistito approvata nel pomeriggio in Veneto: “Modello culturale e di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile. Oggi non ha vinto o perso qualcuno, ma un modello di vicinanza umana è stato ferito e limitato"

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da Vatican News, 2 settembre 2026

 

Esprime “amarezza”, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, a seguito dell’approvazione oggi, 2 settembre, in Veneto della legge regionale sul suicidio medicalmente assistito. Amarezza perché, si legge in una nota del Patriarcato, “si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile”.

“La percezione della dignità della vita umana appare da oggi meno tutelata”, sottolinea il patriarca in merito a questa normativa approvata nel pomeriggio dopo una rapida votazione e molti emendamenti. La più grande preoccupazione è per “le persone fragili e sole”, ossia “per le persone che affrontano la vecchiaia e il suo epilogo non potendo contare su un effettivo accompagnamento e supporto umano e affettivo”.

Situazioni che tenderanno a moltiplicarsi

Quanto alle motivazioni psicologiche – “i cui margini di interpretazione soggettiva sono ampi” – è evidente, secondo Moraglia, che “di volta in volta le situazioni in cui sarà consentito intervenire col suicidio assistito tenderanno a moltiplicarsi”. “In alcuni dei sostenitori della legge in oggetto, essa è intesa come l'inizio di un processo ampliabile. E così si rischia di aprire a un soggettivismo interpretativo per cui è logico domandarsi quali saranno i criteri effettivamente utilizzati per definire e valutare oggettivamente, di volta in volta, una sofferenza come insopportabile”, afferma ancora il pastore di Venezia.

Promuovere una cultura della prossimità

“Oggi non ha vinto o perso qualcuno, ma, certo, un modello di vicinanza umana è stato, in qualche modo, ferito e limitato”, si legge nella nota, in cui si ribadisce l'impegno a “promuovere di più e meglio una cultura di prossimità, specialmente nei momenti in cui la vita diventa difficile e fortemente compromessa”. E anche l’impegno ad “accompagnare le persone, sempre più e con i mezzi tecnici che oggi la scienza ci offre”.

Garantire l'obiezione di coscienza

Non ci si riferisce – è chiaro – ad alcuna forma di accanimento terapeutico ma, piuttosto, a quelle cure palliative di provata efficacia nel ridurre il dolore”, afferma il patriarca, auspicando “che l’obiezione di coscienza sia davvero garantita in tutti i momenti e in tutti i soggetti interessati da tali protocolli sanitari”.