Il Papa: mai delegare all'IA la decisione di sopprimere una vita umana
Daniele Piccini – Città del Vaticano (articolo pubblicato su Vatican News venerdì 30 ottobre 2026)
L’uomo non dovrebbe mai “affidare” all’intelligenza artificiale, uno strumento “affascinante e tremendo al tempo stesso”, la “decisione di togliere la vita ad un essere umano”. Su questo principio il magistero della Chiesa è inamovibile e le parole pronunciate da Papa Francesco nel giugno del 2024 ai lader del G7 “rimangono più rilevanti che mai”. Lo ribadisce Leone XIV ricevendo questa mattina, 30 ottobre, in udienza nella sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano circa venti partecipanti al convegno “Il futuro dell'IA: un dialogo tra il Vaticano e il mondo scientifico sugli sviluppi e le applicazioni delle tecnologie intelligenti”, che si svolge oggi presso la Casina Pio IV, ed è organizzato dalla Pontificia Accademia per la Vita e dal Future of Life Institute.
È naturale, argomenta ancora il Pontefice nel suo discorso di saluto in lingua inglese, percepire un “certo senso di disagio riguardo allo sviluppo dell'intelligenza artificiale”, poiché, benché “tutti riconosciamo la direzione che dovremmo intraprendere”, “non si sta facendo abbastanza per andare avanti”.
Governare, contestare e rimediare
Rispetto a questa situazione di stallo, condividere “preoccupazioni” ed “idee e proposte per il futuro” è fondamentale: per questo il Papa è “grato” agli organizzatori del convegno, di cui loda l’“approccio interdisciplinare”. Ricorda di aver scritto sul tema una lettera enciclica, la Magnifica humanitas, che ha potuto “affrontare queste questioni in maggiore profondità” e offre, ancora una volta, sull’argomento, cinque “considerazioni”.
Le prime quattro – sui “principi etici che dovrebbero guidare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale” - conducono argomentativamente alla quinta, una “sfida” che il Papa definice come “la più urgente”.
Ciò di cui abbiamo attualmente bisogno sono istituzioni capaci di mettere in pratica questi principi, in particolare istituzioni internazionali efficaci che possano salvaguardare il bene comune globale.
Il Pontefice auspica “standard condivisi”, una “supervisione indipendente”, “chiari meccanismi di responsabilità” che governino le “decisioni riguardanti lo sviluppo e l’uso dell’IA” e le contestino “quando necessario” prevedendo anche “rimedi adeguati per qualsiasi danno causato”. Questo esito corona una visione dell’IA a misura d’uomo che il Pontefice delinea con chiarezza.
Non lasciare nessuno indietro
In primo luogo, il futuro dell'intelligenza artificiale non è predeterminato. In quanto tecnologia sviluppata da esseri umani, il suo futuro dipende dalle scelte che facciamo. Abbiamo quindi la responsabilità di guidare, cambiare e, quando necessario, rifiutare le sue applicazioni.
Il criterio da assumere, secondo questa prima “considerazione”, non è quello della velocità, come se lo “sviluppo” dell’intelligenza artificiale fosse “un corsa da vincere” che si concentra solo sul traguardo, “dimenticando chi viene lasciato indietro”. Meglio preferire – e questa deve essere la ratio della ricerca tecnologica in questo settore – un “sistema affidabile” che sia al “servizio della persona umana” ad un altro, magari “eccezionalmente potente”, le cui conseguenze non possiamo né prevedere né controllare.
Solo macchine, non persone
In secondo luogo, va sempre tenuto presente che “le macchine sono strumenti, non persone”.
Oggi, alcuni propongono di concedere a questi sistemi dei diritti, o persino la personalità giuridica. Un simile approccio rischia di oscurare la responsabilità umana e di lasciare coloro che subiscono un danno a confrontarsi con un'entità senza volto.
A questo proposito cita il paragrafo 99 della Magnifica humanitas che puntualizza la differenza tra macchine e uomini, rendendo così evidente il motivo per cui le prime non possono prendere decisioni sulla vita dei secondi: “Non provano gioia o dolore, non maturano attraverso le relazioni e non sanno dall'interno che cosa significhino l'amore, il lavoro, l'amicizia o la responsabilità". Snodo che conduce alla terza “considerazione”.
Sulla vita umana vigili una supervisione umana
Ci sono decisioni, quelle che riguardano l’esistenza delle persone, che “non devono mai essere delegate”.
Le decisioni che riguardano la vita umana, la libertà e l'uso della forza devono sempre rimanere soggette a una supervisione umana efficace, informata e responsabile.
L’intelligenza artificiale deve dunque essere “disarmata”. A pochi giorni dalla settima “Conferenza di riesame della Convenzione su certe armi convenzionali”, in programma a Ginevra dal 16 al 20 novembre, presso il Palazzo delle Nazioni, il Successore di Pietro incoraggia gli Stati “a compiere passi concreti verso la messa al bando delle armi autonome letali”.
Condividere i benefici del progresso
Stabilita la direzione verso la quale l’intelligenza artificiale non può essere lasciata svilupparsi, Leone XIV puntualizza invece la sua finalità più autentica: “Le tecnologie intelligenti devono essere orientate al bene comune”.
Il loro sviluppo dovrebbe promuovere la solidarietà e la partecipazione a vari livelli della comunità globale, garantendo che i benefici del progresso siano condivisi equamente, specialmente con i più bisognosi.
Le nuove tecnologie “non devono mai diventare fini a se stesse o servire esclusivamente gli interessi di pochi privilegiati”. L’”accesso ai benefici dell’innovazione” deve essere promosso con “giustizia”, rendendo alla portata di tutti “le cure, la conoscenza, gli strumenti e le opportunità”. Il Vescovo di Roma ringrazia infine i partecipanti al convegno “per i vostri preziosi contributi”, li incoraggia “a perseverare nei vostri sforzi, lavorando insieme in uno spirito di dialogo e di responsabilità condivisa per il bene comune”, assicurando di accompagnarli con le sue preghiere.


