Il Papa sull'IA: principi etici e istituzioni per applicarli
L'intelligenza artificiale deve restare sotto il controllo dell'uomo, soprattutto quando sono in gioco la vita e la libertà delle persone. Lo ha ribadito il Papa ricevendo i partecipanti al convegno "Il futuro dell'IA: un dialogo tra il Vaticano e il mondo scientifico sugli sviluppi e le applicazioni delle tecnologie intelligenti", svoltosi alla Casina Pio IV e promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita e dal Future of Life Institute. Leone XIV ha ricordato le parole di Francesco al G7 del 2024, quando aveva definito l'IA «uno strumento affascinante e tremendo al tempo stesso », ammonendo a non affidare mai «a una macchina la scelta di togliere una vita umana».
Parole «più attuali che mai», ha osservato, proponendo cinque considerazioni a riguardo. Anzitutto, il futuro dell'IA «non è predeterminato», per cui la domanda decisiva non è «che cosa riesce a fare», ma «a che cosa dovrebbe servire?». In secondo luogo, il Pontefice ha ricordato che «le macchine sono strumenti, non persone»: attribuire loro diritti, come qualcuno ipotizza, «rischia di oscurare la responsabilità umana» e di lasciare le vittime di danni davanti a «un'entità senza volto». Il terzo punto ha riguardato quelle decisioni che «non devono mai essere delegate», in particolare, appunto, riguardo alla vita e la morte delle persone. Il Pontefice ha quindi incoraggiato gli Stati
che si incontreranno a novembre a Ginevra a compiere passi concreti verso il bando delle armi letali autonome. La quarta considerazione ha riguardato il fatto che «le tecnologie intelligenti devono essere orientate al bene comune», senza «servire meramente gli interessi di pochi privilegiati». Infine, la sfida «forse più urgente», ossia tradurre i principi etici in regole effettive: «Ciò di cui attualmente abbiamo bisogno son istituzioni capaci di mettere in pratica tali principi, specialmente istituzioni internazionali efficaci che possanc salvaguardare il bene comune globale».


