Il Vaticano sul fine vita: «No alla resa al suicidio assistito, la medicina non diventi strumento di morte»
di Ester Palma (articolo pubblicato sul Corriere della Sera lunedì 7 settembre 2026)
«Non esiste alcun diritto all’aiuto al suicidio: piuttosto le cure palliative siano rese davvero accessibili a tutti, magari spendendo meno per le armi». Dopo la legge sul fine vita approvata in Veneto lo scorso 2 settembre e mentre Forza Italia ne propone una regionale in Sicilia, sul tema ieri è intervenuto per il Vaticano, in un’intervista a Avvenire, monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Che ha ribadito la posizione della Santa Sede (e della dottrina cattolica): «No a una “resa” al suicidio assistito. Meglio investire sulle cure palliative, su cui in Italia peraltro c’è già una buona legge. Uno Stato laico non è uno Stato indifferente al malato. Anzi. Ha l’obbligo di prendersene cura e di rispettare la volontà del singolo di non ricevere alcun trattamento». E aggiunge che «l’aiuto al suicidio resta un reato, depenalizzato solo nelle specifiche condizioni individuate dalla sentenza 242/19 della Consulta». E che «dietro molte richieste può esserci la paura del dolore, della disabilità o di diventare un peso per gli altri». Perciò le Regioni «dovrebbero limitarsi a disciplinare le procedure esistenti, prendendo tempo e ascoltando di più le realtà impegnate nelle cure palliative».
«Tornare a riflettere sulla grandezza del valore della vita umana»
Ma il punto vero per Pegoraro è un altro: «Dobbiamo tornare a riflettere, cattolici e laici, sulla grandezza del valore della vita umana e della missione di cura di medici, infermieri e operatori sanitari. La medicina, anche quando non può guarire, deve continuare ad accompagnare, non diventare uno strumento di morte. Viviamo tempi in cui alla vita si dà sempre meno valore e amore. Non la facciamo nascere, non la accogliamo volentieri nel volto di fratelli e sorelle migranti, ci mette in crisi la vita di tanti anziani, non sappiamo bene come far diventare adulti i giovani, educandoli alle cose grandi. La vita appare svilita». Nei giorni scorsi anche il patriarca di Venezia Francesco Moraglia aveva espresso «amarezza» per l'approvazione della legge in Veneto: «Si afferma un modello culturale e un modello di sanità che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile, soprattutto per le persone fragili e sole. Le situazioni in cui sarà consentito intervenire col suicidio assistito tenderanno a moltiplicarsi».
Il governo: «Altri 20 milioni per assunzioni sulle cure palliative»
Sulle cure palliative arriva a stretto giro, e in una nota, la risposta del governo: «Abbiamo aumentato le risorse. Con la legge di bilancio sono stati stanziati 10 milioni annui in più dal 2024 e ulteriori 10 milioni dal 2025, portando il finanziamento per le cure palliative a 120 milioni l’anno. Inoltre sono state rafforzate le verifiche sul corretto uso delle Regioni delle risorse, con un sistema che sarà del tutto operativo dal 2028. E dal 2026 sono stati previsti altri 20 milioni annui destinati in via prioritaria all'assunzione di personale per potenziare le reti di cure palliative: per ridurre il più possibile le difficoltà dei pazienti con gravi patologie e dei loro familiari».


