La Pontificia Accademia per la Vita su salute mentale e sofferenze invisibili

Dal 1° al 3 marzo 2027, a Roma, la XXXII Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita sarà dedicata alla sofferenza psichica e alle nuove forme di cura. Il presidente, monsignor Renzo Pegoraro, richiama l'urgenza di affrontare depressione, dipendenze e disagio giovanile, interrogandosi sulle conseguenze dei cambiamenti della società contemporanea. Tra gli ospiti, il Premio Nobel per la Letteratura Jon Fosse

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di Renzo Pegoraro

 

A Roma, presso l’Istituto Augustinianum, dal 1° al 3 marzo 2027, la XXXII Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita affronterà il tema della salute mentale. Esperti di diverse discipline e rappresentanti di differenti tradizioni religiose si confronteranno sulle “ferite invisibili” dell’animo umano e sulle nuove forme di cura della persona.

La dignità della persona oltre la malattia

Perché «invisibili»? San Giovanni Paolo II, nel 1994, rivolgendosi ai partecipanti alla Conferenza internazionale degli Operatori sanitari dal titolo “Ad immagine e somiglianza di Dio: sempre? Il disagio della mente umana”, rifletteva su quell’avverbio, 'sempre', come una provocazione: "Chi soffre di malattia mentale è davvero 'sempre' guardato come un riflesso della somiglianza divina?". E diceva: "Chi soffre un disagio mentale porta in sé, come ogni uomo, 'sempre' l’immagine e la somiglianza di Dio". Aggiungeva però: "Occorre dimostrare coi fatti che la malattia della mente non crea fossati invalicabili né impedisce rapporti di autentica carità cristiana con chi ne è vittima". Parlare di "fossati invalicabili" significa rimandare a distanze reali ma nascoste e spesso impenetrabili, difficili da decifrare. Come i fossati.Spesso, la malattia mentale rimane un mistero per la scienza e per ognuno di noi, nonostante gli enormi progressi nella diagnostica e nelle terapie. Per questo è stato scelto, per l’Assemblea, un titolo evocativo: "Ferite invisibili: sofferenza mentale e cura". Leone XIV ha voluto ricordare questa realtà nella sua intenzione di preghiera per il mese di ottobre: "Oggi Ti presentiamo i nostri fratelli e sorelle che affrontano sfide nella loro salute mentale, che soffrono in solitudine per l’ansia, la depressione o qualsiasi altra malattia mentale. Tu li chiami per nome, con tenerezza, e in Te trovano dignità e speranza".

Il disagio mentale nell'epoca della globalizzazione

L’evento si aprirà con l’udienza papale. L’inizio dei lavori, dopo il messaggio di Leone XIV, prevede una conversazione con lo scrittore norvegese Jon Fosse, Premio Nobel per la Letteratura 2023. La scelta di un confronto con uno scrittore di fama internazionale sottolinea la chiave con cui vorremmo affrontare il tema. Il fenomeno della globalizzazione attraversa due fasi. Ad una prima chiara, importante apertura di confini e orizzonti — che ha reso il mondo più libero e accessibile — è seguito un tempo di crisi e contraddizioni, con decise reazioni contrarie di rigetto verso un tempo eccessivamente competitivo e con evidenti difficoltà di integrazione di culture e civiltà diverse.Le conseguenze dell’impatto dell’era globale sulla salute mentale non sono ancora state decifrate e interpretate in profondità. Colpiscono, solo a titolo di esempio, le statistiche che riportano gravi e inedite crescite del numero dei suicidi e dei disturbi mentali nelle giovani generazioni dei Paesi africani: un dato che ci ricorda l’importanza di non accontentarci di interpretare la "crescita" solo in termini economici e finanziari. Non v’è alcun dubbio che, dal punto di vista antropologico, il cambiamento d’epoca che Papa Francesco indicava stia creando profonde tensioni nell’identità dell’umano, a livello planetario. L’Assemblea che stiamo preparando, allora, vorrebbe aprire una finestra sul nostro tempo, ponendo una domanda cruciale su come e quanto l’estrema modernità sia origine e causa di un disagio mentale le cui motivazioni rimangono ancora da inquadrare, per elaborare vie di cura e risposte adeguate. E, ancora di più, vuole essere un incontro che riproponga l’antica domanda su chi è l’uomo, in un contesto della storia del tutto inedito, come ricorda con lucidità l’enciclica Magnifica humanitas.

Giovani, depressione e dipendenze: le sfide della cura

Ci sono ferite che non si vedono, ma che possono segnare profondamente l’esistenza. Sono quelle della sofferenza psichica, della depressione, delle dipendenze, del disagio giovanile, delle conseguenze delle guerre, delle migrazioni e delle crisi umanitarie e climatiche. L’Assemblea, che comprende un convegno aperto alla partecipazione di tutti, si propone, infatti, di mettere in dialogo prospettive differenti: psichiatrica, sociologica, epidemiologica, teologica ed etica. Il primo giorno sarà incentrato sul tema delle relazioni umane con un confronto su alcune manifestazioni concrete della sofferenza: depressione, dipendenze e disagio mentale dei giovani. Particolare attenzione sarà dedicata alle esperienze del mondo giovanile africano e di quello occidentale, oltre alle sfide che la sofferenza psichica pone alle famiglie.

Una rete di relazioni per restituire speranza

Il secondo e ultimo giorno dell’Assemblea sarà dedicato alle proposte concrete: cura pastorale, sfide etiche e analisi comparativa dei sistemi assistenziali. L’Assemblea e il convegno del 2027, dunque, vorrebbero proporsi come un’occasione per interrogarsi su una delle grandi sfide della società contemporanea: come riconoscere le ferite della mente che non si vedono e come costruire attorno a chi soffre una rete di cura capace di restituire dignità, relazioni e speranza.