La tecnologia, una grande occasione che ci impone di essere più umani
Chi ha qualche anno come me, ricorderà certamente le molte polemiche circa l'impatto della televisione sulla vita delle famiglie.
Diventata un nuovo invitato alla tavola familiare, subito ci si rese conto che la sua presenza avrebbe zittito la conversazione e riorientato gli sguardi, fino talvolta a riconfigurare il luogo del pasto, con tutte le sedie rivolte verso lo schermo.
Niente di nuovo sotto il sole. Da sempre la tecnologia è presente nella vita delle persone: grazie a essa abitiamo la realtà in modo umano e diamo forma al nostro mondo. In forma tecnologica spesso ci rapportiamo agli altri, anche alle persone a cui vogliamo bene: i nostri nonni scrivevano infinite lettere d'amore, noi abbianto trascorso pomeriggi e sere al telefono sussurrando, piangendo, chiedendoci chi per primo dovesse riattaccare, con un genitore alle spalle preoccupato per il duplex occupato. I bambini e le mamme in vacanza attendevano desiderosi la telefonata a metà settimana con i padri rimasti in citta per lavorare, magari davanti a una cabina telefonica contando i gettoni a disposizione, oggetto (tecnologico, naturalmente) che definiva il tempo dell'espressione degli affetti. Ieri come oggi, cos'altro può fare un innamorato se non sperare che la miglior tecnologia del momento allontani il piu possibile la temuta separazione dalla persona amata?
Ragionare sull'impatto della trasformazione digitale e dell'intelligenza artificiale sulle relazioni familiari non può dunque essere risolto in una riftessione che, come purtroppo non di rado accade, contrappone la mediazione tecnologica, sempre colta nei suoi caratteri problematici, a una naturale visione delle relazioni familiari, esistenti in realtà solo in un mondo disumano, cioè senza tecnologia. Se si vuole, e si deve, affrontare seriamente il tema dobbiamo cogliere alcuni aspetti specifici della tecnologia digitale e vederne effetti, possibilità, limiti. Ne segnalo brevemente tre.
Tutti preoccupati, giustamente, del fatto che i nostri ragazzi stanno ore e ore attaccati ai loro smartphone, non ci rendiamo conto che, in realtà, i più grandi utilizzatori di queste tecnologie sono gli adulti. È celebre la storia del bambino che in un tema dichiara di voler diventare come il cellulare di suo padre: ciò che quest'uomo continua a guardare, cio che lo fa sorridere. Dietro l'abuso di grandi e piccoli della rete c'è un'idea importante che si fa fatica a guadagnare: lo smartphone, e tutto ciò che esso contiene, non è uno strumento (da usare bene o male, limitare quando esagerato) bensi un ambiente in cui si vive, ci si relaziona, si cresce, ci si innamora, come mostrato anche in un recente articolo pubblicato su questo giornale. La questione non è più quantitativa ma qualitativa; la domanda non è più come limitare, bensi come abitare questo ambiente, con tutti i pregi e le insidie che ogni ambiente ha.
Gli attuali sistemi di intelligenza artificiale, disponibili su tutti i cellulari con la loro sovrabbondanza di risposte veloci ed efficaci, hanno esasperato il fenomeno della disintermediazione, tipico della rete. Mentre in passato si cresceva avendo come riferimenti quasi esclusivi genitori e maestri, oggi ognuno ha il mondo in tasca e può confrontarsi con assoluta facilità con qualunque cultura e sistema valoriale esistente. Se in passato le strutture di trasmissione del sapere erano facili e semplici (talvolta obiettivamente povere), oggi tutto è più complesso e ricco, talvolta faticosamente esagerato. Il compito educativo deve esibire non solo una visione del mondo, ma anche l'attitudine a discernere tra molteplicità di saperi e interpretazioni. L'autorità che ha segnato non poche relazioni familiari perde ogni sua forza e invoca un'autorevolezza tanto sapiente quanto difficile. Sorpresa: la tecnologia ci impone di essere più umani!
Infine, la mole di dati, storie, persone, possibilità, accentua terribilmente una logica consumistica, anche nelle relazioni affettive. Il gesto del pollice con cui su molte app di incontri si decide in meno di un secondo se una persona meriti o meno una qualche attenzione ne è l'esempio evidente. Anche in passato, in un gruppo di adolescenti, una persona era giudicata spesso con uno sguardo o poco più. Qui però i numeri sono impressionanti e la tecnologia tende a far diventare questa ghigliottina digitale un modo di essere, una postura esistenziale.
Associato a una educazione sentimentale avvenuta, tragicamente, grazie a un folle consumo perverso di pornografia fin dalla fanciullezza, questo fenomeno segna radicalmente l'accesso alle relazioni affettive nell'era digitale, dove l'altro appare più come oggetto di consumo dei propri bisogni affettivi e sessuali che di persona con cui crescere insieme nell'amore. Abitare il mondo, maturare uno spirito critico, imparare ad amare. Qualcuno davanti ai problemi reali posti dalla trasformazione digitale invoca divieti e maledizioni. lo intravedo una grande occasione, intensa e faticosa, per diventare veramente uomini e donne nell'era in cui le macchine sembrano pensare e parlare, perfino essere buoni amici.


