Leone XIV: scienza e fede insegnano a custodire il pianeta e i vulnerabili
articolo pubblicato su Vatican News martedì 12 maggio 2026
In un mondo dove il pianeta e i più vulnerabili sono “messi in pericolo dallo sfruttamento sconsiderato” sia di persone che di risorse, scienza e fede sono chiamati ad una responsabilità condivisa: quella di tutelare il Creato e coloro che lo abitano. Al contempo, entrambe devono affrontare la “minaccia” insidiosa della negazione dell’“esistenza stessa della verità oggettiva”. Proprio per questo, “l’adesione della Chiesa a una scienza rigorosa e onesta non è solo preziosa, ma essenziale”. Così Papa Leone XIV nell’udienza di questa mattina, 11 maggio, ai membri della Vatican Observatory Foundation, organizzazione no profit con sede a Tucson, in Arizona (Usa) che sostiene finanziariamente e promuove le attività scientifiche ed educative della Specola Vaticana, “un’istituzione preziosa dello Stato della Città del Vaticano al servizio della Santa Sede e della Chiesa universale”.
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Nuove minacce
Nel suo discorso in inglese, Papa Leone si dice “profondamente grato” per il “fedele e generoso sostegno” della Vatican Observatory Foundation alla Specola Vaticana che – rammenta - 135 anni fa Papa Leone XIII volle rifondare affinché “tutti potessero vedere chiaramente che la Chiesa e i suoi pastori non sono contrari alla scienza vera e solida, sia essa umana o divina, ma che la accolgono, la incoraggiano e la promuovono con la massima dedizione”. Era infatti un'epoca in cui "la scienza veniva sempre più presentata come una fonte di verità rivale alla religione"; quindi "la Chiesa sentì l’urgente necessità di contrastare la crescente percezione che fede e scienza fossero nemiche". Oggi, invece, scienza e religione devono affrontare “una minaccia diversa e forse più insidiosa: coloro che negano l’esistenza stessa della verità oggettiva”.
Troppi nel nostro mondo si rifiutano di riconoscere ciò che sia la scienza che la Chiesa insegnano chiaramente: che abbiamo la solenne responsabilità di custodire il nostro pianeta e di garantire il benessere di coloro che lo abitano, specialmente i più vulnerabili, la cui vita e messa a repentaglio dallo sfruttamento sconsiderato sia delle persone sia del mondo naturale
Una scienza rigorosa e onesta
Pertanto, l’adesione della Chiesa a una “scienza rigorosa e onesta” non è solo “preziosa” ma “essenziale”. E l’astronomia occupa “un posto particolare” in questa missione, afferma il Papa. Perché “la capacità di contemplare con meraviglia il sole, la luna e le stelle è un dono concesso a ogni essere umano, indipendentemente dalla sua condizione sociale o dalle sue circostanze. Risveglia in noi sia un senso di stupore che un salvifico senso delle proporzioni”. “Contemplare i cieli ci invita a vedere le nostre paure e le nostre mancanze alla luce dell’immensità di Dio”, sottolinea il Pontefice.
Il cielo notturno è un tesoro di bellezza accessibile a tutti – ricchi e poveri – e in un mondo così dolorosamente diviso, rimane una delle ultime fonti di gioia veramente universali
Condividere la meraviglia dell'astronomia
Ma “tragicamente, anche questo dono è ora minacciato”, annota Papa Leone, parafrasando Papa Benedetto quando affermava che “abbiamo riempito i nostri cieli di luce artificiale che ci acceca alla luce che Dio vi ha posto. Un’immagine appropriata, ha suggerito, del peccato stesso”. In tale contesto, il Papa si dice davvero grato per l’opera della Fondazione, il cui impegno “permette agli scienziati vaticani di interagire in modo significativo con il grande pubblico e con la comunità scientifica globale”.
La vostra generosità rende possibile all'Osservatorio Vaticano condividere la meraviglia dell'astronomia con studenti di tutto il mondo e offrire laboratori e corsi estivi a coloro che operano nelle scuole e nelle parrocchie cattoliche. Ed è in definitiva la vostra dedizione che permette ai telescopi e ai laboratori dell’Osservatorio di rimanere ciò che sono sempre stati destinati a essere: luoghi in cui la gloria del creato di Dio viene accolta con riverenza, profondità e gioia.
Attratti dall'Universo
Infatti, sottolinea il Papa, “non dobbiamo mai perdere di vista la visione teologica che anima tutto questo. La nostra è una religione dell’Incarnazione. Le Scritture ci insegnano che fin dall'inizio Dio si è rivelato attraverso le cose che ha creato, e che ha tanto amato questa creazione da mandare il proprio Figlio a entrarvi e a redimerla”.
Non sorprende quindi che le persone di profonda fede si sentano attratte dall'esplorare le origini e i meccanismi dell'Universo. La sete di comprendere più a fondo la creazione non è altro che il riflesso di quell'inquieto desiderio di Dio che risiede nel cuore di ogni anima.


