Parolin all’ordinazione dell’arcivescovo Pegoraro: non temere scelte coraggiose

Il segretario di Stato presiede l’ordinazione episcopale del presidente della Pontificia Accademia per la Vita nel santuario di Santa Maria Madre della Provvidenza, a Sarmeola di Rubano (Padova), che fa parte dell’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio dove il presule durante gli anni del seminario prestava servizio volontario come medico

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Articolo pubblicato su Vatican News martedì 22 giugno 2026

 

"L’odierna parola di Gesù, proclamata in tutte le chiese del mondo", riecheggia anche nel santuario di Santa Maria Madre della Provvidenza, a Sarmeola di Rubano, invitando a non avere paura, ma ad "annunciare il suo messaggio apertamente", senza "vergognarci del suo Vangelo di fronte agli uomini". Così il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, in occasione dell’ordinazione episcopale di Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita (Pav). Nel pomeriggio di ieri, domenica 21 giugno, il porporato ha presieduto la celebrazione eucaristica con il rito dell’ordinazione nel tempio padovano che fa parte dell’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio (Opsa). Nella struttura, che ospita circa 600 persone con fragilità e disabilità, il presule durante gli anni del seminario prestava come medico servizio volontario di assistenza agli ospiti e ne presiede tuttora il comitato etico.

Accogliere la fragilità

Per questo la scelta dell’Opsa non è stata casuale, ha evidenziato all’omelia il segretario di Stato, visto che questa "grande casa accoglie diverse forme di fragilità umana e se ne prende cura sia con un grado di altissima professionalità, sia con un’attenzione specifica alla individualità di ciascun ospite", rappresentando "il segno" di ciò che la Pav custodisce nella ricerca. "Potremmo quasi spingerci a dire - ha ribadito il cardinale Parolin - che la promozione della vita, che la Pontifica Accademia garantisce a livello di ricerca e di produzione scientifica, qui si concretizza nell’accompagnamento e nell’assistenza che l’Opsa offre ai suoi ospiti: quasi due facce della medesima medaglia, due sfumature dell’unica dedizione che Dio Padre garantisce ad ogni uomo e donna. Ed è senz’altro molto apprezzabile il fatto che il tuo ministero episcopale muova simbolicamente i suoi primissimi passi proprio a partire da qui".

Non avere paura di compiere il bene

Prendendo spunto dalla lettura evangelica, il segretario di Stato ha esortato in proposito a non avere paura nel compiere il bene del prossimo, a non temere gli uomini "che tramano in segreto" o di quelli "che uccidono il corpo". Il coraggio, ha insistito, "non scaturisce spontaneamente dal nostro animo impavido, ma è ancorato alla certezza incrollabile che la vita dei discepoli di Gesù è custodita dalla fedeltà intramontabile del Padre. Gesù ha la certezza che Dio è custode geloso della vita degli uomini e sa che nessuna forza umana può strapparla alle sue cure. Infatti, come una mamma possiede una conoscenza per così dire 'millimetrica' del proprio bambino, così Dio ha a cuore perfino i dettagli apparentemente più insignificanti". E coraggiosi devono essere soprattutto i giovani seminaristi provenienti dal “Seminario Insieme” con sede all’Opsa, che ieri prestavano servizio all’altare. A loro Parolin ha ricordato che "Dio Padre vi ha scelto e promette una cura tenerissima per ciascuno di voi",  citando  le parole di san Paolo che "ha ricompreso la propria vocazione come servizio alla riconciliazione e alla pace".

Inginocchiarsi davanti a Dio e al prossimo

Infine, il porporato ha voluto ricordare il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna, durante il quale "ha incoraggiato tutti i cristiani a non avere paura di scelte evangeliche coraggiose". Fra le molteplici suggestioni ricevute, il cardinale ha richiamato un’immagine "che mi ha personalmente colpito e che potrebbe in qualche modo costituire una sorta di sintesi e di consegna. Nella Plaza de Cibeles a Madrid, davanti ad una folla semplicemente sconfinata, durante l’omelia del Corpus Domini il Papa ha parlato della religiosità di quel Paese come di 'una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono'".