Sanità universale e costi crescenti: la sfida dell’equilibrio
Lorena Leonardi - Città del Vaticano (articolo pubblicato su Vatican News martedì 17 febbraio 2026)
Il dialogo e la collaborazione tra Nord e Sud del mondo per sistemi sanitari efficienti e capaci di garantire copertura a tutti in base ai bisogni, la sfida della sostenibilità e dell’equità nei servizi, ma anche l’aumento dei costi a fronte dello sviluppo tecnologico e dell’invecchiamento della popolazione. Sono alcuni dei temi presentati da monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia accademia per la vita (Pav) stamani, 17 febbraio, nella Sala stampa della Santa Sede, durante la conferenza sul workshop “Healthcare for all. Sustainability and equity”. I lavori del seminario si concludono oggi all’Istituto Patristico “Augustinianum” e sono stati organizzati dalla Pav in concomitanza con l’assemblea plenaria.
Riprendendo alcuni spunti affrontati dal Papa nell’udienza di ieri, Pegoraro ha ricordato i fattori ambientali e sociali che pesano sulla salute, il ruolo della prevenzione, “nella quale vanno investite risorse”, e l’importanza della comunicazione, nonché il ruolo della Chiesa nel “favorire una vera sanità per tutti, in ogni situazione ed età”.
Cinque obiettivi per una sanità funzionante
Ha quindi preso la parola il medico Ezekiel Emmanuel, vicerettore di “Global initiatives” e condirettore dell’Healthcare Transformation Institute della Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania, per elencare i cinque obiettivi caratterizzanti i sistemi sanitari funzionanti: copertura e accesso universali, costi ragionevoli, alta qualità dell’assistenza, riduzione delle disparità e soddisfazione. In merito alla gestione delle spese, ha rimarcato che i costi diretti, bassi, non possono superare il 2% del reddito medio familiare e comunque non dovrebbero costringere alla contrazione di “debiti sanitari”. Ancora, per garantire un elevato livello di assistenza, ha indicato la valorizzazione dell’assistenza domiciliare e comunitaria, la diffusione di protocolli standardizzati e l’uso dell’IA per facilitare l’accesso dei pazienti all’assistenza primaria e garantire cure conformi. Infine, ha auspicato l’espansione dell’assistenza ai poveri e a quanti vivono nelle aree rurali per colmare le disparità.
Da ultimo l’oncologo ha invocato tasse su alcol e bevande zuccherate, fornitura di alimenti nutrienti, interventi per ridurre gli incidenti stradali e migliorare l’istruzione.
Focus sull'Africa
Le sfide della copertura sanitaria universale e del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile nell’Africa Sub-Sahariana sono state presentate da Sheila Tlou, di “African Leaders Malaria Alliance”. La donna ha condiviso esperienze personali di advocacy per “migliorare l’equità sanitaria globale attraverso la ricerca, l’istruzione e il cambiamento delle politiche”, presentando idee per riforme mirate all’equità sanitaria per tutti.
Nonostante i progressi significativi mostrati dagli indicatori, l’Africa con i suoi 54 Paesi è ancora distante dagli obiettivi di sviluppo sostenibile, ha rimarcato la relatrice, citando alcuni dati sull’Hiv — in ripresa tra i giovani —, l’ancora troppo alto tasso di mortalità neonatale (che dovrebbe ridursi a meno di 12 per mille nati vivi, mentre è attualmente 63 e rappresenta il 43% di tutte le morti infantili globali) e quello di mortalità materna, oggi 445 per 100.000 nati vivi, pari al 70% delle morti globali. Tlou ha annoverato tra le sfide il cambiamento climatico, il degrado delle risorse idriche e del suolo, disastri naturali e crisi umanitarie; epidemie di Hiv ed Ebola e carenze finanziarie dovute alla riduzione dell’aiuto pubblico e alla mancanza di investimenti. La risposta, ha ribadito, è un’assistenza primaria “accessibile, accettabile, sostenibile economicamente e universale”.
La sanità negata dei migranti
Sul binomio migranti-salute ha puntato i riflettori monsignor Robert J. Vitillo, senior advisor del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, cui la Pav ha conferito quest’anno il premio Guardian of life. “La migrazione non è un problema da gestire, fa parte della realtà umana ed è sempre esistita”, ha esordito l’ex segretario generale dell’ “International catholic migration commission”, elencando alcuni dati: un miliardo attualmente i migranti nel mondo, oltre 117 milioni le persone costrette a spostarsi a causa di guerre, disastri naturali e cambiamenti climatici. Quindi ha smontato alcuni miti relativi alla salute dei migranti, specie quelli connessi a un ruolo nella diffusione di malattie e nelle patologie mentali, e affermato la necessità di creare “sistemi di cure integrati” dai Paesi di partenza a quelli di arrivo, passando per i luoghi di transito.
Vitillo ha ripercorso l’impegno di Caritas Internationalis nella lotta all’Aids, gli sforzi con le Nazioni Unite e le case farmaceutiche per adattare la produzione di antivirali ai bambini e il regolamento dei quadri normativi, ma anche l’adeguamento su strumenti diagnostici e statistici.
Guerra, vaccini ed etica
Rispondendo alla domande dei cronisti sulla scelta del tema del workshop, Pegoraro ha spiegato che è frutto del lavoro dell’Accademia negli ultimi anni, mentre sulla sanità colpita dalle guerre nel corso dei lavori hanno testimoniato medici croati che hanno assistito ai bombardamenti di Vukovar, qualcuno dall’Ucraina, altri dall’Egitto. A una giornalista interessata al ruolo dell’istruzione nel consolidamento della fiducia nella scienza, Tlou ha rammentato la propria esperienza come ministro della Salute in Botswana impegnata nell’immunizzazione per tutte le malattie vaccinabili, e gli sforzi per proteggere l’Africa durante la pandemia di Covid-19; ha inoltre citato una recente pubblicazione sulla rivista “Lancet” a proposito degli effetti dell’amnesia sulle malattie ormai debellate, e l’esigenza di presenziare sulle piattaforme mediatiche più innovative.
Rispondendo a un ulteriore quesito, il presidente della Pav ha rimarcato l’esigenza di un approccio etico sui temi della vita, affinché professionisti e accademici possano evitare di ridurre la questione a un problema medico e individuale. “La sfida è grande”, ha dichiarato, ma “dobbiamo mantenere vivo il dibattito e sottolineare l’aspetto etico e sociale, non soffermandoci solo sulla dimensione legale”.


