Suicidio assistito, il Vaticano: “Troppa fretta in Veneto, oggi la vita sembra non avere più valore”
di Iacopo Scaramuzzi (articolo pubblicato su La Repubblica domenica 6 settembre 2026)
In Veneto, prima regione governata dal centrodestra ad approvare una legge regionale sul suicidio assistito, c'è stata troppa "fretta", secondo monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita e padovano, che, in un'intervista a Avvenire, sostiene che è "legittimo che il malato possa rifiutare o sospendere tutti i trattamenti"2 ma nella cultura odierna "la vita appare svilita". Il caso veneto "Credo che, nel caso veneto, bisognasse però prendere ancora più tempo e ascoltare tante realtà territoriali al servizio dei malati e del buon funzionamento della rete di cure palliative", afferma l'arcivescovo. "La fretta non è mai buona consigliera.
Soprattutto quando si mette mano a una norma sul senso stesso della vita.
I membri del Consiglio regionale che si sono espressi per il sì hanno, credo, pensato di interpretare il sentire della popolazione che li ha eletti: molta gente, davanti alla prospettiva di una malattia grave e invalidante, dice che "preferirebbe morire". Bisogna avere il coraggio e la pazienza di parlare di questo, di informare, di educare al rispetto del valore della vita, del ruolo della medicina nella disabilità. Una società che rimane muta, che non sa o non vuole trovare parole e attenzione su questo tema, è destinata a derive eutanasiche tristi e deleterie.
Almeno, nella legge mi pare comunque contemplato un elemento positivo: l'ente pubblico si obbliga a fornire un percorso di cure palliative e di sostegno psicologico e offre la «possibilità di ricevere informazioni relative agli enti che perseguono statutariamente finalità di tutela della vita». Se ben impostato e accettato, questo aiuterà i richiedenti a scegliere per la vita.
Come già capitava, senza legge, prima di ogni sentenza". Il nodo della "morte naturale" Monsignor Pegoraro sottolinea che, a legislazione nazionale vigente, "è già oggi legittimo che il malato possa rifiutare o sospendere tutti i trattamenti e che lo si possa accompagnare offrendo la sedazione profonda, quando necessaria.
Certo, con la tecnologia contemporanea bisognerebbe riflettere su cosa voglia dire, in situazioni estreme, l'espressione «morte naturale»: oggi si possono prolungare i giorni di vita molto più che in passato.
Ma c'è un punto decisivo.
Viviamo tempi in cui il valore della vita sembra diminuire sempre più. Come Francesco ha sottolineato con forza, e Leone XIV riprende con altrettanta decisione, ci sono segni evidenti di quanto, oggi, la "società dello scarto" ci circondi.
A tanti livelli, c'è poco amore per la vita.
Non la facciamo nascere, non la accogliamo volentieri con lo sforzo di integrarla nel volto di fratelli e sorelle migranti, ci mette in crisi la vita di tanti anziani, non sappiamo bene come far diventare adulta la vita giovane, educandola alle cose grandi.
La vita appare svilita.
In un quadro così, i malati gravi rischiano di più, perché domandano ai nostri giorni frenetici di sapersi fermare e di spendere tempo, risorse, affetto". "Meno armi e più cure palliative" Quanto all'ipotesi di una legge nazionale sul suicidio assistito, secondo il presidente della Pontificia accademia per la vita "in Parlamento si dovrebbe discutere con serietà e coraggio di questo tema: serve una legge per uniformare in Italia i limitati cambiamenti che la Consulta ha apportato?
Non è scontato". Ad ogni modo, "una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c'è già, e riconosce un esplicito diritto a usufruirne.
Ma chi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle.
Meno armi e più cure palliative, direi.
Da parte cattolica", aggiunge Pegoraro, "si tratta insomma di valutare se saremo in presenza di una «legge imperfetta», a cui sarebbe comunque morale dare il proprio assenso, in vista del fatto che in Parlamento potrebbero invece essere prontamente approvate leggi più permissive e libertarie, molto più lesive della dignità del malato e del valore della vita". Palazzo Chigi: "Risorse aumentate" Fonti di Palazzo Chigi riferiscono in serata che "il quadro complessivo dimostra come il governo abbia progressivamente accresciuto le risorse per le cure palliative, affiancando all'incremento dei finanziamenti nuovi meccanismi di verifiche volte a garantire l'effettivo utilizzo da parte delle Regioni.
L'obiettivo rimane quello di fornire gli strumenti per ridurre il più possibile le condizioni di estrema difficoltà dei pazienti che hanno gravi patologie e dei familiari che sono al loro fianco".


