Un Dio falso non serve a nessuno
di Antonio Salvati, articolo pubblicato su "L'Osservatore Romano" di giovedì 29 ottobre 2026
Paolo VI ebbe a dire: «Molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, ci pare, parlano ai giovani». La Chiesa non hai mai smesso di interrogarsi sui giovani e, soprattutto, di incontrarli.
È quello che ha fatto Riccardo Mensuali, prete e officiale della Pav, che dopo molti incontri nelle scuole romane ha scritto Il Vangelo dello studente (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2026, pagine 128, euro 12) per aiutare i giovani ad attraversare i mesi di scuola con un piccolo viatico — che parte da Gesù, dalla sua storia, dalla sua esperienza di ragazzo e di uomo — per scoprire la bellezza nascosta in ogni giornata, in ogni incontro e in ogni gioia. Il libro nasce da un’idea semplice: tornare alle pagine del Vangelo — spesso sconosciute, sia nella lettera che nelle domande — per rivolgerle direttamente agli studenti. Per capire e sapere se Gesù ha a che fare con la vita giovane, bisogna almeno lasciarlo parlare. Una voce che non vuole imporre nulla ma proporre molto. «Dio ha a che fare con chi ha quattordici anni. Diciotto. Se no, non è Dio. E se non è una buona notizia, non è che sia cattiva: è solo un fake. Una notizia falsa. Inventata da altri. Un Dio falso non serve a nessuno».
Servono approcci e consapevolezze nuove. Papa Francesco disse che l’adolescenza non è una patologia che dobbiamo combattere. Fa parte della crescita normale della vita dei nostri ragazzi. «Dove c’è vita c’è movimento, dove c’è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze, c’è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione». Spesso pensiamo che l’educazione sia impartire conoscenze «e lungo il cammino lasciamo degli analfabeti emotivi e ragazzi con tanti progetti incompiuti (…). Abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani».
Le brevi meditazioni del libro presentano personaggi biblici ma fanno anche ricorso a storie e figure della contemporaneità. La vicenda del beato Floribert Bwana Chui, giovane funzionario congolese — membro di Sant’Egidio in Congo — ucciso nel 2007 dopo essersi rifiutato di accettare la corruzione, viene accostata alla figura di Giovanni Battista e alla metafora del deserto.
Il Vangelo non offre necessariamente risposte schematiche alle domande dell’uomo, ma insegna a formulare domande più radicali. Un mondo soffocato da certa ansia di superficialità, di immediatezza, rischia di rubare, alle menti e ai cuori più giovani, la meraviglia di un tempo dilatato in cui ritrovare il meglio di sé e un filo per connettersi con la città e il mondo.
Rivolgendosi all’Assemblea della Diocesi di Roma, Leone XIV ha sostenuto che i giovani non si consegnano a un ruolo, ma seguono uomini e donne che appaiono felici di ciò che sono. Dice il profeta Gioele: «I vostri anziani faranno dei sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3,1).


