Un vescovo sempre inginocchiato davanti a Dio e alle fragilità della vita umana

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Domenica 21 giugno mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha ricevuto l’ordinazione episcopale nel corso di una solenne celebrazione presieduta dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

La liturgia si è svolta presso il santuario di Santa Maria Madre della Provvidenza, all’Opera della Provvidenza Sant’Antonio di Sarmeola di Rubano (Padova), luogo particolarmente caro al nuovo vescovo. In questa realtà, segnata dall’accoglienza e dalla cura delle persone più fragili, mons. Pegoraro ha maturato nel tempo un profondo legame umano e spirituale, che ha reso particolarmente significativo il luogo scelto per la celebrazione.

Hanno concelebrato, tra gli altri, mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova, e mons. Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, insieme a numerosi vescovi, sacerdoti e fedeli provenienti da diverse diocesi e realtà ecclesiali.

Nel corso dell’omelia, il cardinale Parolin ha richiamato il significato del ministero episcopale come servizio al Popolo di Dio, affidato nella preghiera, nell’ascolto e nella vicinanza alle persone, specialmente a coloro che vivono situazioni di fragilità e sofferenza.

L’ordinazione episcopale di mons. Pegoraro rappresenta un momento di particolare gioia per la Pontificia Accademia per la Vita, che accompagna con gratitudine il suo Presidente in questo nuovo tratto di cammino ecclesiale, nella certezza che il ministero ricevuto sarà ulteriormente arricchito dall’impegno a favore della promozione della dignità della persona umana e della tutela della vita in tutte le sue fasi.

Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata dal cardinale Pietro Parolin.

 

 

 

OMELIA ORDINAZIONE EPISCOPALE

S.E. MONS. RENZO PEGORARO

PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA

 

Sarmeola di Rubano (Pd)

Domenica 21 giugno 2026

 

Cari confratelli Vescovi e Sacerdoti,

Religiosi e religiose,

Autorità civili e militari,

Fratelli e sorelle nel Signore,

Caro Mons. Renzo,

 

A tutti voi qui riuniti con gioia per l'ordinazione episcopale di Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, rivolgo un cordiale saluto, anche a nome del Santo Padre Leone XIV.

Sembra quasi un ritornello l'invito insistente di Gesù a non avere paura che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo. Non abbiate paura degli uomini che tramano in segreto, non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, non abbiate paura perché voi valete più di molti passeri. Il nostro Signore e Maestro invita i discepoli di allora e noi suoi discepoli di oggi ad avere il coraggio di annunciare il suo messaggio apertamente, di non vergognarci del suo Vangelo di fronte agli uomini.

Anche al profeta Geremia Dio aveva rivolto la stessa assicurazione: «Non dire: "Sono giovane" [...]. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». È un invito che rasserena, che infonde pace nei nostri cuori, anche davanti alle enormi sfide del nostro tempo, ed è giusto che il Signore torni a incoraggiarci con questa dolce insistenza: «Non abbiate paura!».

Il coraggio evangelico, infatti, non scaturisce spontaneamente dal nostro animo impavido, ma è ancorato alla certezza incrollabile che la vita dei discepoli di Gesù è custodita dalla fedeltà intramontabile del Padre. Gesù ha la certezza che Dio è custode geloso della vita degli uomini e sa che nessuna forza umana può strapparla alle sue cure. Infatti, come una mamma possiede una conoscenza per così dire "millimetrica" del proprio bambino, così Dio ha a cuore perfino i dettagli apparentemente più insignificanti: conosce addirittura il numero dei nostri capelli! Immagine questa che esprime vividamente il suo interesse e la sua delicatezza per ogni vita umana. Una vita che vale molto di più di quella pur preziosa dei passeri del cielo.

Carissimo Mons. Renzo, penso che questo brano evangelico si presenti a noi oggi come una coincidenza semplicemente provvidenziale. In quanto Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, hai l'altissimo compito di presiede questo organismo interamente dedito alla difesa e alla promozione del valore della vita e della dignità della persona umana.

L'odierna parola di Gesù, proclamata in tutte le chiese del mondo, riecheggia ora in questa Chiesa dell'OPSA con sfumature particolarmente significative per te e per il tuo servizio ecclesiale.

Sappiamo che l'attività scientifica e interdisciplinare della Pontificia Accademia, che vede coinvolti in iniziative comuni esperti in diverse discipline riguardanti gli aspetti della vita umana dal suo concepimento fino al suo naturale compimento, vi chiede di difendere la vita con tutta l'intelligenza e con tutta la parresia che Gesù domanda ai suoi discepoli, senza temere eventuali avversità e opposizioni, ma suscitando sempre dialogo, collaborazione e confronto culturale, senza paura alcuna.

Papa Leone nella sua prima enciclica, parlando del discernimento comunitario che soggiace alle acquisizioni della Dottrina sociale della Chiesa, afferma che quest'ultima – cito – «nasce dall'incontro tra la verità eterna del Vangelo e le domande della storia, si lascia interrogare dai segni dei tempi; si alimenta del contributo delle scienze, delle culture e delle esperienze umane. Per questo, quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai drammi dell'umanità, quando l'economia si volge contro la persona o la scienza oltrepassa i limiti del suo metodo, la Chiesa – insieme alle altre confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni – deve far udire la sua voce non per dominare, ma per servire la comunione. Così compresa, la Dottrina sociale diventa una teologia della comunione nella storia; un luogo in cui la Parola, divenuta carne, continua a farsi dialogo, memoria e profezia» (MH 27).

Penso che questo atteggiamento di fondo sia senz'altro condiviso anche dalla Pontificia Accademia per la Vita: «dialogo, memoria e profezia» per annunciare la cura amorevole e paterna e materna insieme che Dio assicura agli uomini e alle donne del nostro mondo, soprattutto ai più fragili e indifesi.

Non è privo di significato, poi, caro mons. Renzo, il fatto che la tua ordinazione episcopale avvenga nel cuore dell'Opera della Provvidenza di Sant'Antonio, in questa Chiesa a te cara. Questa grande Casa, infatti, accoglie diverse forme di fragilità umana e se ne prende cura sia con un grado di altissima professionalità, sia con un'attenzione specifica alla individualità di ciascun ospite. Potremmo quasi spingerci a dire che la promozione della vita, che la Pontifica Accademia garantisce a livello di ricerca e di produzione scientifica, qui si concretizza nell'accompagnamento e nell'assistenza che l'OPSA offre ai suoi ospiti: quasi due facce della medesima medaglia, due sfumature dell'unica dedizione che Dio Padre garantisce ad ogni uomo e donna. Ed è senz'altro molto apprezzabile il fatto che il tuo ministero episcopale muova simbolicamente i suoi primissimi passi proprio a partire da qui.

C'è, però, un altro piccolo dettaglio su cui vorrei soffermarmi ancora. Nella prima lettura abbiamo ascoltato Geremia che ricorda l'inizio della sua vocazione profetica, da lui compresa come un evento iniziato addirittura prima che venisse a «formarsi nel grembo materno». La sua chiamata a diventare «profeta delle nazioni» affonda le radici nell'insondabile mistero della volontà eterna di Dio. Pure San Paolo nella seconda lettura accenna alla sua vocazione... Ebbene, vi sarete tutti accorti che a prestare servizio all'altare vi sono alcuni giovani: sono tutti seminaristi, che provengono dal "Seminario Insieme", che da settembre scorso ha la sua sede proprio all'OPSA, a pochissimi passi da qui, in Casa Madre Teresa. Infatti, i Vescovi di Padova, Vicenza, Adria-Rovigo e Chioggia hanno chiamato i rispettivi seminaristi a condurre vita comune in quest'unica sede.

Carissimi seminaristi, permettetemi di rivolgermi direttamente a voi con le parole stesse di Gesù: «Non abbiate paura!». Non abbiate paura della vostra giovane età; Dio Padre vi ha scelto e promette una cura tenerissima per ciascuno di voi. Paolo ha ricompreso la propria vocazione come servizio alla riconciliazione e alla pace: «Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo [...]. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio». Preparatevi bene, per diventare un domani ambasciatori di Cristo: preti capaci di pace e di riconciliazione, preti capaci di donare agli altri quella vita abbondante che Gesù è venuto a donarci (cfr. Gv 10,10).

Infine, mi sia permesso ricordare il bellissimo viaggio apostolico in Spagna, durante il quale Papa Leone ha incoraggiato tutti i cristiani a non avere paura di scelte evangeliche coraggiose. Fra le molteplici suggestioni ricevute, c'è un'immagine che mi ha personalmente colpito e che potrebbe in qualche modo costituire una sorta di sintesi e di consegna. Nella Plaza de Cibeles a Madrid, davanti ad una folla semplicemente sconfinata, durante l'omelia del Corpus Domini il Papa ha parlato della religiosità di quel paese come di «una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratuità dell'amore che si fa dono».

Ecco, carissimo mons. Renzo, l'augurio che oggi noi tutti formuliamo per te è che tu possa essere un vescovo trovato sempre inginocchiato davanti a Dio e davanti alle fragilità e ai bisogni della vita umana con la gratuità dell'amore che si fa dono.

Ti affidiamo a Maria Ss.ma, che in questa chiesa veneriamo come Madre della Provvidenza, e ti assicuriamo la nostra fraterna preghiera. E così sia.

 

Ordinazione episcopale di mons. Renzo Pegoraro

foto di Giorgio Boato (c)