Xenotrapianti, la svolta della Chiesa: via libera etico agli organi animali

La Pontificia Accademia per la Vita aggiorna le linee guida: l'ingegneria genetica apre a una disponibilità illimitata di organi, ma servono regole internazionali sui brevetti e tutela della dignità del paziente

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di Francesco Vitale (articolo pubblicato su IN TERRIS il 24 marzo 2026)

 

A venticinque anni dal primo storico pronunciamento, la Chiesa cattolica torna a riflettere sulla frontiera degli xenotrapianti. La Pontificia Accademia per la Vita ha presentato oggi la versione aggiornata del documento “La prospettiva degli Xenotrapianti – Aspetti scientifici e considerazioni etiche“, un testo che apre con cautela ma convinzione al trapianto di organi, tessuti o cellule tra specie diverse (principalmente da maiali geneticamente modificati a esseri umani) per rispondere alla cronica carenza di organi.

Una risposta alla crisi globale degli organi

I numeri emersi durante la presentazione sono drammatici. Secondo il professor Emanuele Cozzi (Università di Padova), nonostante i 170mila trapianti effettuati nel mondo, si copre meno del 10% del fabbisogno reale. “Circa otto persone muoiono ogni giorno in attesa di un trapianto”, ha sottolineato Cozzi, evidenziando come l’ingegneria genetica abbia compiuto passi “straordinari” nel rendere gli organi suini compatibili con il sistema immunitario umano, superando anche i rischi di biosicurezza e trasmissione di infezioni. Sulla stessa linea Daniel Hurst, esperto di xenotrapiantologia, che ha ricordato come negli USA l’attesa media per un rene sia di 5 anni: “Siamo in una fase avanzata; dal 2022 sono partiti studi su pazienti per uso compassionevole che hanno dato risultati incoraggianti su cuore, rene e fegato”.

La posizione della Chiesa: tra scienza e tutela

Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha spiegato il senso del contributo ecclesiale: “È una bella esperienza di dialogo interdisciplinare tra biologia, filosofia, etica e teologia. La Chiesa vuole offrire un contributo ai credenti e alla comunità scientifica su come continuare la ricerca in sicurezza, garantendo il benessere animale e la tutela del paziente”. Pegoraro ha lanciato anche un monito sulla gestione internazionale della materia: “Occorre definire meglio le regole sui brevetti. Parliamo di organi per la cura: l’accesso deve essere garantito a chiunque ne abbia bisogno, evitando discriminazioni”.

Etica animale e identità del paziente

Il dibattito non ha trascurato i dilemmi morali. Monica Consolandi, ricercatrice della Fondazione Bruno Kessler, ha sollevato il tema della biodiversità e della sofferenza animale, auspicando un “uso ragionevole e solo per necessità”. Sul versante umano, Consolandi ha avvertito dei possibili contraccolpi psicologici: “Il paziente può affrontare crisi di identità ricevendo un organo animale. È fondamentale un percorso di accompagnamento affinché si comprenda che non è la materia biologica a determinare chi siamo o come ci comportiamo”. Anche sul fronte della teologia, Hurst ha precisato che il “dominio” dell’uomo sul creato citato nelle Scritture non è una licenza assoluta: “Non possiamo fare ciò che vogliamo; deve essere un accompagnamento responsabile che rispetti il valore della vita in ogni sua forma”.

Prospettive future

Sebbene i risultati clinici negli Stati Uniti siano promettenti, la strada è ancora lunga. Secondo gli esperti, per i prossimi cinque anni gli organi umani rimarranno l’unico standard terapeutico, ma lo xenotrapianto si candida ufficialmente a diventare la soluzione definitiva per eliminare le liste d’attesa e ridurre i costi sociali e sanitari,come quelli legati alla dialisi.