Xenotrapianti, prospettiva da percorrere con responsabilità e prudenza. Documento della Pontificia Accademia per la Vita

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di Enrico Negrotti, articolo pubblicato su Avvenire giovedì 26 marzo 2026

 

Deriva dalla carenza di organi umani da trapiantare per i malati che sono in lista d'attesa la prospettiva, che gli scienziati stanno esplorando da alcuni decenni, di utilizzare organi degli animali per i trapianti. Sugli xenotrapianti le ricerche biotecnologiche e gli approfondimenti etici sono avanzati in parallelo: di entrambi si occupa il recente documento della Pontificia Academia Pro Vita (Pav), Prospettive per lo xenotrapianto.

Aspetti scientifici e considerazioni etiche, presentato due giorni fa, che aggiorna un testo risalente al 2001. «Quel lavoro era stato accompagnato - ha ricordato monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pav - da un messaggio di papa Giovanni Paolo II, che richiamava la necessità di continuare a studiare, a fare ricerca in questo campo».

Dopo quasi 25 anni «siamo stati sollecitati a riprendere quel documento - ha aggiunto Pegoraro - e a sviluppare la parte scientifica aggiornata. Oggi abbiamo risultati molto rilevanti su come gestire l'animale con l'ingegneria genetica, però garantendo il rispetto del suo benessere, e d'altra parte su come gestire il rigetto, grazie all'avanzamento scientifico sull'immunologia. E come affrontare di nuovo in maniera approfondita gli aspetti etici dello xenotrapianto».

L'entità della carenza di organi è stata precisata da Emanuele Cozzi, docente del Dipartimento di scienze cardiovascolari e sanità pubblica e responsabile dell'Unità di Immunologia dell'azienda Ospedale-Università di Padova: «l dati del 2024 indicano che sono stati effettuati 170mila trapianti nel mondo, ma questi rappresentano meno del 10% delle persone che ne avrebbero bisogno. Nella sola Unione Europea si stima che circa 8 persone muoiano ogni giorno in attesa di un organo». Un numero che negli Stati Uniti, ha aggiunto l'eticista dell'Università di Stratford, Daniel J. Hurst, sale a 13 persone, mentre circa 100mila pazienti sono in lista d'attesa, l'80% dei quali di un rene per il quale aspettano mediamente 5 anni, restando sottoposti a dialisi.

Il documento della Pav, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di medici, scienziati, bioeticisti e teologi, affronta analiticamente sia le tematiche scientifiche (prevenzione e trattamento del rigetto, rischi di trasmissione di virus animali nel paziente e nella popolazione, progressi ottenuti dall'ingegneria genetica, trial preclinici su primati non umani e poi su cadaveri umani), sia quelle etiche e antropologiche (gestione del paziente, riflessione sulla responsabilità umana nei confronti degli animali e dell'ambiente, consenso informato, allocazione delle risorse, comitati etici, brevetti).

Negli Stati Uniti, dopo decenni di attività precliniche si è giunti a sperimentare xenotrapianti di organi di maiale su primati non umani (scimmie), che sono sopravvissuti anche più di un anno, ha puntualizzato Cozzi, eliminando con l'ingegneria genetica i rischi infettivi noti. Sempre negli Stati Uniti, ha riferito Hurst, dal 2021 si è entrati in una fase di sperimentazione di xenotrapianti in persone in stato di morte cerebrale e dal 2022 sono stati autorizzati usi compassionevoli su persone in imminente pericolo di vita e che non potevano ricevere un trapianto di organi umani, peraltro durati poche decine di giorni. Ora, ha aggiunto Cozzi, negli Stati Uniti sono stati autorizzati tre trial clinici, che coinvolgeranno circa 30 pazienti.

Tuttavia le prospettive di un uso clinico sono premature: «I risultati preliminari ci permettono di sperare - ha detto Cozzi - ma per almeno 5 anni in Italia potremo contare solo sulla donazione di organi umani, che dobbiamo continuare a promuovere».